Telecom, più investimenti per trovare un nuovo passo

L'ad Patuano annuncia un piano da 12 miliardi in 3 anni per rilanciare ricavi e margini in calo. Ma il titolo crolla del 6%

«Il nostro piano è coraggioso anche se il mercato ha reagito male». Lo spiega Marco Patuano, ad di Telecom Italia, agli analisti a Londra. In effetti, a fronte di 12 miliardi di investimenti promessi in Italia in tre anni in reti di nuova generazione (Ngn, ossia la fibra e Lte, il mobile ultra veloce) i gestori dei grandi fondi di investimento hanno vendutoil titolo Telecom facendogli perdere a fine giornata il 6,4 per cento. Partiamo dai conti. L'ebitda, che vale 7 miliardi di euro, è calato del 17,9% rispetto al 2014. Multe Agcom, oneri per la riduzione del personale e investimenti immobiliari hanno pesato sui margini che, al netto di queste componenti non ricorrenti, sarebbe sceso comunque ma solo del 4,5%. In calo anche i ricavi -8,6% a 19,7 miliardi. In questo caso a pesare, oltre alla riduzione del fatturato in Italia, è anche la profonda crisi del Brasile e la svalutazione della sua moneta, il real. Ma a far precipitare il titolo hanno contribuito anche le parole dell'ad di Orange Stefane Richard, che non solo ha escluso ogni interesse per Telecom Italia ma ha anche sottolineato la difficoltà «politica» di una fusione tra operatori ex-monopolisti. Il risultato è che senza appeal speculativo, con la situazione in Brasile (che l'ad di Tim Brasil Rodrigo Abreu ha descritto come «sempre più difficile almeno per tutto il 2016») e con un programma di nuovi investimenti, il titolo non aveva molto da festeggiare. Pesa anche il rinnovato spauracchio del debito cresciuto di 0,6 miliardi a 27,3 miliardi di euro rispetto al 31 dicembre 2014 (25,8 miliardi). Ci saranno dunque conseguenze sull'utile atteso a 150 milioni di euro, in netta flessione dunque rispetto ai 1,3 miliardi del 2014 (ma l'ammontare esatto sarà comunicato in un prossimo cda).Patuano ha comunque difeso il suo piano guardando al futuro e accelerando sugli investimenti. Quelli in nuove reti permetteranno di aumentare i ricavi, previsti in leggerissima risalita a partire dal 2017. Telecom stima di sestuplicare gli abbonati della fibra ottica, oggi poco più di 600mila. Nel 2018 dovrebbero essere almeno 5 milioni grazie a una copertura che dovrebbe arrivare all'84 per cento. Questi target vanno a sommarsi a quelli previsti per gli utenti Lte, pronti a passare dai 4,3 milioni attuali a 9 milioni, sempre nel 2018, con una copertura di rete pari al 98% della popolazione. Obiettivi positivi per lo sviluppo del paese ma gravidi di incognite per gli analisti finanziari. Gli investimenti che devono essere fatti sono superiori alle attese mentre i ricavi restano incerti legati a molti fattori difficilmente prevedibili. Al momento il bisogno di banda ultralarga del mercato italiano latita. I contenuti ci sono ma gli italiani sono ancora attratti dall'offerta della tv generalista, anche se il canone Rai fatto pagare nella bolletta elettrica potrebbe contribuire a un'inversione del mercato. Non deve dunque stupire se Societé Generale ha sottolineato in una nota che negli ultimi mesi il governo Renzi aveva messo sotto pressione il board di Telecom Italia in maniera diretta (anche attraverso le controllate statali F2i e Metroweb) o indiretta (Enel) per fornire un supporto importante al progetto della banda ultralarga in Italia. Per Patuano, però, questo non conta. È il momento giusto per programmare nuovi investimenti.La scommessa dell'ad è ambiziosa. E forse inevitabile. Telecom infatti opera soltanto in due Paesi, entrambi in crisi: Italia e Brasile. E per sviluppare il mercato non resta che investire e sviluppare le reti a banda ultralarga.