Telecom prende tempo sul Brasile

Per i consiglieri si è trattato di un «incontro molto proficuo». Il cda di Telecom, riunitosi ieri a Milano, ha fatto il punto sulla situazione e sulle prospettive del gruppo in Brasile, deliberando di «definire una procedura ad hoc per la gestione di ogni operazione straordinaria riguardante le partecipazioni di Telecom nelle società del gruppo Tim Brasil». La procedura sarà all'esame di un nuovo cda convocato per il 6 febbraio. Tra le decisioni prese, anche quella di non nominare un nuovo presidente fino alla prossima assemblea dei soci, in aprile, quando verrà rinnovato tutto il cda. Aldo Minucci resterà dunque in carica fino a quella data. Quanto al Brasile, Telecom ha confermato peraltro l'assenza di offerte per la controllata sudamericana. Non si capisce però ancora quale sarà il destino di Tim Brasil.
La procedura ad hoc, infatti, renderà certamente più difficile venderla, ma di certo non garantisce che l'operazione non sarà fatta. L'apertura alle richieste degli azionisti di minoranza, vedi i «piccoli» di Asati e Findim, che hanno fatto sentire il dissenso all'assemblea del 20 dicembre scorso dunque è arrivata. E oltre a rendere più difficile la cessione di Tim Brasil, ci sarà anche la richiesta di cambiare la governance della società che assegna alla lista di maggioranza la nomina dei 4/5 dei consiglieri. I giochi, comunque, sono ancora aperti e sarà l'ad di Telecom, Marco Patuano, a portare le analisi degli esperti al prossimo cda. Quanto al consiglio di ieri, vi ha partecipato anche l'amministratore delegato del Tim Brasil, Rodrigo Abreu. I consiglieri dunque, dopo le valutazioni da capogiro presentate da Marco Fossati, hanno voluto farsi un'idea di quanto può valere il business sudamericano dove la società ha circa 70 milioni di clienti, il doppio rispetto all'Italia ma con un Arpu, ossia ricavi per cliente, più bassi rispetto al nostro Paese.
Patuano ha comunque raccolto i complimenti del consigliere Tarak Ben Ammar. «Sta facendo molto bene. Lo penso io e anche altri consiglieri - ha detto - : adesso la società sta costruendo un progetto industriale. I numeri di quest'anno sono abbastanza interessanti, e soprattutto la governance sarà cambiata». E infatti i primi passi sono stati fatti anche se, per vedere, qualcosa di concreto bisognerà attendere il 6 febbraio prossimo. Secondo Ben Ammar, comunque, «per vendere il Brasile serve un'offerta che impedisca di dire di no».
Intanto, ieri, Telecom ha lanciato un bond da 1 miliardo di euro a 7 anni. Si tratta della prima emissione dopo il taglio del rating a junk da parte delle agenzie Moody's e Standard&Poor's. Il risultato, grazie anche ai bassi tassi di interesse generalizzati per tutte le emissioni dei titoli di Stato, è stato ottimo.
Il risultato è che il rendimento dell'emissione, pari al 4,594%, è stato largamente inferiore al costo medio del debito che a settembre 2013 si attestava a 5,4%. Da rimarcare che, nonostante l'ennesima smentita su una possibile vendita di Tim Brasil, il titolo ieri è salito dell'1,2%.
Quanto al cda di Ti Media per la gestione della riduzione del capitale sociale è da registrare che, nel corso dell'incontro, c'è stato «un aggiornamento» sul progetto di integrazione tra Ti Media Broadcasting e Rete A, che sembra ora più vicina.