Telecom rifà i conti del 2018 Pesano Antitrust e gli ordini

Il provvedimento cautelare e il riassetto del settore acquisti potrebbero dimezzare la crescita dei margini

Marcello Zacché

Forse il fondo Elliott ha sbagliato i tempi del suo attacco a Telecom. Forse tra qualche mese la strategia aggressiva degli investitori attivisti avrebbe avuto più probabilità di sfondare presso gli altri azionisti istituzionali del gruppo. Il punto è che per la gestione dei francesi di Vivendi, sotto la guida di Amos Genish, il 2018 si preannuncia peggiore del previsto. Anche se per le prime evidenze bisognerà aspettare trimestrale o semestrale. Mentre per l'assemblea chiamata a cambiare il cda, convocata il 4 maggio, sarà ancora troppo presto (i dati dei primi tre mesi usciranno il 16).

Il diavolo si nasconde prima di tutto nel provvedimento cautelare con il quale l'Antitrust (Agcm) ha bloccato gli aumenti tariffari dell'8,6% che Tim (insieme a Vodafone, Wind e Fastweb) ha fatto scattare per quest'anno. In ballo ci sono circa 400 milioni. Ipotizzando prudenzialmente che i minori ricavi riguardino un solo bimestre di bollette (il tempo per ri-calibrare le tariffe in maniera rispettosa della concorrenza), Tim andrà incontro a un calo di fatturato (che in questo caso equivale ai margini) nell'ordine dei 70 milioni. A questo si aggiunge un'altra questione: l'incarico che nel novembre scorso Vivendi ha affidato a Michel Sibony, di fatto una sorta di super controllore degli acquisti, sta generando una rivoluzione nel settore delle forniture; ma anche la creazione del tipico effetto backlog, un rallentamento di ordini che, secondo alcuni analisti, può valere almeno altri 30 milioni di margini in meno nel 2018. Il totale è dunque nell'ordine dei 100 milioni: un importo pari all'1,2-1,3% del margine operativo lordo. Non un'enormità in assoluto, ma di fronte a una previsione di crescita media annuale dei margini (ebitda cagr 2017-2020) «low single digit» stimata da Genish (intorno al 2-3%), è praticamente la metà. Qualcosa di molto simile a un profit warning.

Non è un caso che Genish stia correndo ai ripari con un'operazione di cui è filtrato qualcosa dal Brasile. L'ipotesi è quella di far pagare a Tim Brasil un «canone» per l'utilizzo del marchio. Si parla di un'operazione da circa 50 milioni che, oltre a vedere se entusiasmerà o meno il mercato, sarebbe comunque all'interno del perimetro consolidato.

In ogni caso per l'ad Genish il tema delle bollette è molto delicato, anche perché la multa dell'Antitrust, in caso di inottemperanza, arriva fino al 10% del fatturato: un rischio che non si può correre. E nel provvedimento, consultabile sul sito dell'Agcm, si leggono alcuni passaggi che lo mettono - insieme agli ad degli altri gruppi - in imbarazzo di fronte a un giudizio «di mercato». Come quando si cita uno scambio di email interno a Telecom che coinvolge anche Genish, riguardante «dichiarazioni da rilasciare per un articolo del Corriere della Sera» dove «si dà conto della posizione dei principali competitor anche in relazione alle intenzioni concernenti il repricing».