Telecom in rosso non dà il dividendo

Telecom Italia chiude i conti in rosso per il terzo anno consecutivo, ma cambia strategia sui dividendi. Licenziando il bilancio 2013, il cda del gruppo di tlc ha deciso di non distribuire la cedola ordinaria. Una svolta rispetto al passato quando, anche con i conti in perdita, la remunerazione era stata comunque assicurata: nel 2012 la cedola fu di 0,02 euro ad azione e nel 2011 di 0,043 euro ad azione. Tuttavia, preservando le riserve e senza lasciare del tutto all'asciutto gli azionisti, è stata riconosciuta la remunerazione per le azioni di risparmio: la cedola per i titolari di azioni privilegiate sarà di 2,75 centesimi di euro.
Una buona notizia per i tanti fondi Usa che, a inizio anno, si sono «fiondati» sui titoli risparmio del gruppo di telecomunicazioni: dal Massachusetts Financial Services Company, che secondo la Sec detiene il 5,7% del capitale risparmio, al Brandes Investment partners che ha in portafoglio il 5,83 per cento. Un sacrificio, quello legato al dividendo, che dovrebbe avere comunque vita breve. Patuano ne ha assicurato «il ritorno nel 2015 quando - ha detto - ci aspettiamo per l'ebitda in Italia un punto di svolta che porterà a una stabilizzazione e alla crescita sostenibile a partire dal 2016». Merito anche del mercato domestico della telefonia mobile dove Telecom prevede una crescita di fatturato del 10% già quest'anno.
Un 2014 di generale transizione dopo un 2013 che - con l'addio del presidente Franco Bernabè e il rafforzamento di Telefonica - non è stato difficile solo sul fronte dei conti. Numeri che hanno segnato una perdita di 674 milioni, a causa di svalutazioni dell'avviamento per 2,2 miliardi effettuate nel primo semestre e un indebitamento di 26,8 miliardi, in calo di 1,4 miliardi rispetto al 2012. Per quanto riguarda gli altri dati di bilancio, i ricavi consolidati sono scesi a 23,4 miliardi (-5,2%) e, in particolare, per la business unit del mercato domestico a 16,21 miliardi (-9,4%). L'ebitda organica è stata di 9,746 miliardi (-7,6%), e l'ebit di 2,7 miliardi (1,7 nel 2012). A incoraggiare, comunque, i vertici del gruppo sono stati i risultati che «arrivano dall'ultimo trimestre, sia sul fronte della riduzione dell'indebitamento sia sul versante del mercato domestico». Italia a parte, resta sempre caldo il fronte brasiliano, con l'ad Patuano che ha ribadito che nel Paese sudamericano, dove Telecom controlla Tim Brasil, «siamo per rimanere, ma con un atteggiamento razionale». E cioè, come ripetuto altre volte nelle scorse settimane, se per l'asset brasiliano «arrivasse un'offerta jumbo siamo qui seduti per valutarla». Di sicuro, ha aggiunto Patuano - rispondendo a un analista sulle ipotesi di fusione in Brasile con l'operatore Gtv (gruppo Vivendi) - «non ci sono attualmente negoziati per alcun genere di joint venture: stiamo parlando di un asset mobile forte come Tim Brasil e di un asset forte nel fisso come Gvt. La possibilità, ha aggiunto l'ad, che si creino sinergie esistono, ma non vi stiamo lavorando: la nostra priorità a oggi è investire e potenziare la rete mobile». Sul dossier per l'integrazione dei multiplex TI Media-Gruppo L' Espresso «sarà possibile, invece, raggiungere un accordo prima di quanto previsto» ha spiegato il cfo Piergiorgio Peluso precisando che «i colloqui sono in fase avanzata».
Numeri e strategie che hanno scosso il titolo a Piazza Affari soggetto ieri a una forte volatilità: dopo una prima fase in forte calo, e una successiva in netto recupero, le azioni della compagnia sul finire della seduta hanno ripreso un andamento ribassista chiudendo a 0,81 euro (-2,5%). «È un andamento schizzofrenico - spiega un analista - legato alla soddisfazione per numeri comunque sopra le attese, ma non sufficienti a mitigare l'incertezza forte sul futuro del gruppo in Italia e in Brasile, compreso un'imminente possibile nuovo downgrade».