Telecom spariglia la banda «ultralarga»

L'insistenza del governo sul fronte del piano per la banda ultralarga fa il paio con il «niet» annunciato a più riprese per la fusione tra Ei Towers e Rai Way. In entrambi i casi a comandare dovrebbe essere il mercato: Telecom Italia insiste a voler essere paladina dello sviluppo della banda ultralarga, per navigare in rete fino a 100Mb, perchè ritiene di dover avere le mani libere per poter fare gli investimenti dove è realmente richiesto, mentre Ei Towers sa benissimo che, nel lungo periodo, non sarà possibile avere due operatori in Italia per le reti tv. Insomma alla base di tutto c'è un problema di risorse che non possono più essere a «pioggia» come quando Telecom e Rai erano monopolisti pubblici.

Certo è che la realizzazione della rete a banda ultralarga è un nodo cruciale per il paese. La Ue impone infatti di fornire, entro il 2020, almeno 30 Mb al 100% della popolazione e almeno 100 Mb all'85%, ossia a un cittadino su due. Il governo per raggiungere l'obiettivo aveva immaginato di far convergere tutti gli investimenti in Metroweb, società che detiene una rete in fibra ottica già attiva soprattutto a Milano. Telecom era pronta ad entrare in Metroweb ma con una quota di maggioranza. Metroweb invece vorrebbe essere l'ago della bilancia amministrando i fondi non solo di Telecom ma anche da Vodafone e magari anche da Fastweb e Wind, finanziando la sua quota con gli incentivi fiscali messi a disposizione dal governo. Insomma un piano perfetto che però a Telecom non piace. L'ad Marco Patuano, da sempre, ha escluso «il condominio» per la realizzazione della rete di nuova generazione. Il governo, per cercare di stringere sul suo piano, aveva cercato l'appoggio dell'Antitrust che ha dato un parere, che a molti osservatori è parso non poco di parte: «La rete a banda ultralarga è meglio che sia realizzata da un operatore non verticale». Quindi solo da Metroweb, l'unica società di rete che non offre connettività agli utenti finali. Telecom, messa alle strette, ha così deciso di procedere in autonomia portando la rete in fibra ottica in 40 città entro il 2017. La mossa potrebbe risultare vincente. Il piano del governo infatti prevede che entro il 31 maggio dovranno essere presentati gli investimenti degli operatori tlc interessati allo sviluppo della banda larga. E dunque probabilmente solo Telecom sarà in grado di presentare qualcosa di concreto. Anche perchè i 6 miliardi di fondi pubblici previsti dal governo potrebbero essere a rischio e configurati come aiuti di stato. È vero che Vodafone ha firmato una lettera di intenti con Metroweb, ma la speranza era di veder entrare nella società anche Telecom, che invece ha trovato il sistema per sfilarsi. Il rischio è però quello dello stallo come sottolinea anche Asati, l'associazione dei piccoli azionisti Telecom. «Le misure pensate dall'Antitrust - scrive Asati- danneggerebbero tutti gli operatori verticalmente integrati, e quindi il Sistema Paese». Il presidente Antitrust, Giovanni Pitruzzella, ha detto di aver dato solo un parere e di non voler intervenire in logiche di mercato e che le politiche industriali le fa il governo. Che però, sulla banda ultralarga, ha idee in contrasto con quelle di Telecom. L'ex-monopolista, va detto, sul fronte della concorrenza non ha proprio ragione ma, su quello degli investimenti, neppure tutti i torti.