Telecom, stop di Bruxelles al taglio Agcom delle tariffe

Bruxelles blocca il taglio delle tariffe di accesso alla banda larga imposto dall'Agcom a Telecom Italia. Per il numero uno del gruppo, Franco Bernabè, si tratta di un'arma in più per riavviare le trattative con l'Authority, ma gli analisti restano scettici sulla possibilità di un reale dietrofront e guardano con preoccupazione al nuovo allarme sul rating scatenato da S&P.
La questione sul tavolo riguarda la decisione dell'Authority, presa lo scorso 11 luglio e comunicata il giorno dopo a Bruxelles, che prevede il taglio delle tariffe (da 9,28 a 8,68 euro al mese) in favore degli altri operatori telefonici che usufruiscono della rete Telecom. Una manovra che il gruppo ha contestato in sede europea e che, secondo le stime, potrebbe impattare per 110 milioni sull'ebitda 2013. Ovviamente, solo nel caso in cui la «sforbiciata» passasse in questa misura.
Ieri, infatti, la Commissione Ue ha chiesto all'Autorità per le comunicazioni di rivedere il meccanismo di riduzione dei prezzi all'ingrosso per l'accesso alla banda larga praticati da Telecom ai concorrenti, perché i recenti cambiamenti alle tariffe sull'ultimo miglio «possono incidere negativamente sulla capacità degli operatori di pianificare e decidere in merito ai prezzi da applicare in Italia».
In particolare, la vicepresidente della Commissione europea, Neelie Kroes, ha spiegato che «scegliendo di adottare un approccio diverso da quello annunciato l'anno scorso per la fissazione dei prezzi di accesso sui mercati della banda larga italiani, l'Agcom pregiudica la certezza normativa necessaria a tutti gli operatori economici, che hanno diritto a usufruire di condizioni paritarie».
Uno spiraglio per Bernabè che ora può riaprire il negoziato tentando di spuntare un taglio più favorevole. Questo perché va tenuto presente che il parere di Bruxelles non è vincolante e, quindi, l'Agcom potrebbe anche non recepirlo. Scelta che si augurano Fastweb, Vodafone e Wind, che dopo il verdetto Ue si sono detti «sconcertati sul cambiamento di rotta preso sulla base di aspetti puramente formali» visto che «i rilievi fatti non riguardano il merito della decisione, ma solo meri aspetti formali e procedurali, sui quali la Commissione, peraltro, si è espressa non in coerenza con alcune sue posizioni del passato». In attesa di capire cosa accadrà sul fronte delle tariffe nei prossimi mesi, per Telecom si «congela» per ora il potenziale impatto del taglio sui conti, ma non l'allarme sul rating. Dopo Moody's, anche S&P ieri ha posto il rating BBB- di Telecom in outlook negativo, a un passo dunque dal livello «spazzatura». S&P sottolinea, in particolare, che l'outlook negativo «riflette la possibilità di un abbassamento del rating di uno scalino nei prossimi 12 mesi».