Telecom stringe su Metroweb e in Brasile si gioca tutto su Oi

Oggi in consiglio il piano d'azione, il gruppo vuole fibra e doppino in rame, ma l'intenzione del governo è diversa. Il nodo Sud America

Oggi il consiglio di amministrazione di Telecom Italia ribadirà le linee guida sulle quali saranno impegnati nei prossimi mesi l'ad Marco Patuano e il presidente Giuseppe Recchi. La situazione è complicata in entrambi i mercati (Italia e Brasile) dell'ex monopolista. Qui, Telecom si trova a uno snodo fondamentale della sua strategia relativa alla rete fissa, mentre in Brasile, che rappresenta ormai un quinto dei suoi ricavi, potrebbe non riuscire a concludere l'accordo con Oi. Con il risultato di una vendita, anche se non immediata, della controllata Tim Brasil. Oi, infatti, sembrerebbe più intenzionata a partecipare a una cordata con Claro (America Movil) e Vivo per l'acquisto della partecipata che Telecom potrebbe anche vendere, ma a caro prezzo. Oi, però, è fortemente indebitata, e anche se da Portugal Telecom, acquistata da Altice, ricaverà 7,4 miliardi, l'acquisto di Tim, sia pure per un 25% come dichiarato, limiterebbe notevolmente la riduzione del suo debito. Quanto all'evoluzione della rete fissa in Italia, la vicenda è cruciale, ma anche controversa. Da un lato, infatti, il governo vorrebbe giubilare la rete in rame, forse non riuscendo bene a comprendere che il passaggio non può essere veloce e indolore come quello già effettuato tra la tv analogica e digitale, per passare alla fibra ottica. Peccato che per realizzare una rete capillare in Italia ci vorrebbero oltre 13 miliardi di investimenti. Soldi che né Telecom né i suoi concorrenti, e neppure il governo, hanno a disposizione.

Inoltre, l'Agcom ha tagliato le tariffe di unbundling in maniera retroattiva dal 2009, decisione contro cui Telecom farà ricorso. Le due situazioni sono legate perché, anche secondo l'Unione europea, dovrebbero essere i guadagni sulla rete in rame a finanziare quella in fibra. Del resto, l'approccio studiato da Telecom per portare collegamenti da almeno 30 Mb, quindi sufficiente per vedere film e videogiocare, ad almeno l'85% della popolazione italiana entro il 2020, è basato, oltre che sulla fibra, anche sulla rete in rame potenziata con tecnologie quali il vectoring. Oggi, però, la fibra è circa all'1% e i 30 Mb al 21%, secondo stime Infratel. Ed è in questo scenario che si gioca la partita Metroweb. Per il governo la società dovrà essere il braccio operativo del cablaggio dell'Italia: grazie alla mobilitazione della Cdp e ai finanziamenti europei, in particolare quelli promessi dal piano Juncker. Telecom, però, su Metroweb vuole agire da sola non in condominio con gli altri concorrenti, ossia Fastweb, che è già socia nella società della fibra con una piccola quota, e Vodafone che è pronta a fare un'offerta per la stessa. Rimangono altri scenari, come quello prospettato da Tarak Ben Ammar, consigliere di amministrazione di Mediobanca (di cui è socio rilevante Vincent Bolloré, patron di Vivendi) e di Telecom. Ben Hammar ha parlato di un accordo sui contenuti con Mediaset simile a quello già firmato da Telecom con Sky, ipotesi questa ribadita anche dall'ad Patuano.