Telecom, svolta sulla produttività

Sarà un autunno di grandi manovre per Telecom Italia. La società guidata da Franco Bernabè deve fare i conti con una situazione di incertezza generale che, complice la crisi economica, ha portato a una contrazione del valore del titolo in Borsa di circa il 30% in un anno. Telecom, ora, vale intorno a quota 8,7 miliardi, ossia poco più della valutazione del gestore mobile E-Plus (valutato 8,55 miliardi) appena acquistato da Telefonica in Germania. Certo è che su E-Plus non pesa il debito «monstre» di Telecom, pari a 28,8 miliardi di euro. Nella società, comunque, qualcosa si sta muovendo. Secondo Bloomberg, infatti, si prospetta un cambio al vertice in una posizione decisamente importante, quella delle risorse umane.
Qui, Antonio Migliardi cederà il posto a Mario Di Loreto, manager cinquantenne che proviene dall'alimentare, ossia da Barilla. La riorganizzazione del personale, da sempre considerato dagli analisti troppo «abbondante» in Telecom è, infatti, un punto cruciale. Quest'anno la società ridurrà i suoi organici di circa 2.800 persone. L'intesa con i sindacati su questi nuovi esuberi, che si vanno a sommare a quelli degli anni precedenti e allo stato di crisi sempre vigente nella società, è stata raggiunta grazie al ripensamento della società sullo spin-off dei call center. Ma la riduzione del personale non è l'unico motivo del cambio al vertice. La società, infatti, è anche alla ricerca di aumentare la produttività dei sui addetti, che oggi è più bassa rispetto a quella di altre società di tlc in Europa. Basta pensare che, nel 2012, Telefonica riuscì a raddoppiare il valore delle cosiddette «vendite per dipendente» scorporando i call center che occupavano circa 150mila persone. Inoltre, anche l'eventuale scorporo della rete, seppur rallentato dalle incertezze regolatorie dell'Agcom, richiederà molta attenzione al momento della ripartizione del personale. Infatti, ben 22mila sui circa 40mila dipendenti Telecom in Italia dovrebbero confluire in questa nuova società.
C'è attesa, dunque, per il cda di metà settembre (forse il 19) e per le decisioni dei soci della holding di controllo. Il patto Telco, infatti, a settembre vede aprirsi una finestra che dà la possibilità di disdetta, in particolare a Generali e Mediobanca che hanno già detto di voler liberare la partecipazione. Resterebbero Intesa Sanpaolo e Telefonica. Quest'ultima, dopo lo shopping in Germania, potrebbe cedere le sue quote e invitare anche gli a fare altrettanto, proprio a quel Carlos Slim di America Movil che gli ha consentito di acquisire E-Plus da Kpn. Insomma, il panorama si prospetta complesso anche a causa delle incertezze, non certo di secondo piano, della situazione politica in generale.