Telecom va in rosso per 1,4 miliardi

Telecom svaluta ancora gli avviamenti e chiude il primo semestre 2013 in perdita. Il risultato dei primi sei mesi è stato negativo per 1,407 miliardi di euro a causa di rettifiche per complessivi 2,2 miliardi. Escludendo le voci straordinarie, l'utile si sarebbe attestato a 800 milioni, comunque in discesa rispetto agli 1,2 miliardi dei primi sei mesi del 2012. Lanciato un allarme redditività, anche a causa delle pressioni sulle tariffe e della minore crescita dei Paesi sudamericani: la contrazione del margine operativo lordo dovrebbe attestarsi tra il 6 e il 9%, a fronte del calo massimo 5%, precedente stimato. La Borsa non ha gradito e il titolo Telecom ha perso il 4,23% scendendo nuovamente sotto la soglia dei 50 cent a 0,4908 euro.
La contrazione delle tariffe nella telefonia mobile, sia per effetto della concorrenza sia a causa delle imposizioni normative, ha pesato anche sui ricavi, scesi del 2,7% a 13,76 miliardi, dato leggermente superiore al consensus degli analisti (13,663 miliardi). L'indebitamento netto è sceso di 1,5 miliardi rispetto ai primi sei mesi del 2012 attestandosi a 28,813 miliardi, valore però in crescita di 500 milioni rispetto al 31 dicembre. Il direttore finanziario, Piergiorgio Peluso, ha confermato l'obiettivo di riportare il debito sotto i 27 miliardi entro fine anno e, a tale scopo, si metteranno in campo iniziative per complessivi 800 milioni. Non si esclude il ricorso a operazioni straordinarie come la vendita di immobili di lusso o della controllata TiMedia. Confermato, infine, il piano di emissione di bond ibridi da 3 miliardi.
Il presidente Franco Bernabè ha comunque voluto tranquillizzare il mercato. In primo luogo, un eventuale downgrade impatterebbe solo per 11 milioni di maggiori oneri sul debito. In seconda istanza, per raggiungere gli obiettivi 2013 «non abbiamo bisogno di un aumento di capitale né di vendere il Brasile». Certo, ha aggiunto, «c'è sempre un prezzo per tutto, ma in questo momento non abbiamo bisogno di vendere il Brasile». Analogamente, non è sul tavolo «una revisione della politica dei dividendi».
I problemi di Telecom, però, non sono solo finanziari, ma anche industriali. Tim ha perso quote di mercato, ma adesso sta riguadagnando grazie a una aggressiva politica di prezzi («copiata» anche dal principale concorrente Vodafone). L'ad Marco Patuano ha ribadito che Telecom non è più disposta a correre il rischio di perdere quote di mercato e «anche se la guerra dei prezzi non è auspicabile, la società è pronta a fare la sua parte». Quanto alle strategie di lungo periodo Bernabè ha confermato la volontà di scorporo della rete fissa, ribadendo la necessità di consolidamento del mercato per gli operatori di rete mobile in Italia, ma anche in Europa.
Il cambio di passo dipende anche dalla stabilità dell'azionariato. Bernabè ha anche detto di non aspettarsi nessuna «sorpresa» dai soci di Telco, la holding di controllo il cui patto scade a settembre. Anche l'ammimostratore delegato di Intesa Sanpaolo, Enrico Tomaso Cucchiani, è stato conciliante: «Al momento qualunque decisione sarebbe prematura, in Telecom ci sono opportunità non pienamente apprezzate».