Telefonica garantisce: no a cordate su Tim Brasil

Come da copione arriva la smentita ufficiale di Telefonica richiesta da Consob. Gli spagnoli, affermano dunque di non star lavorando ad una offerta per Tim Brasil, la controllata sudamericana di Telecom Italia. Una smentita che però non convince soprattutto il mercato. E così il titolo Telecom, dopo l'accelerazione di venerdì scorso, chiudendo in flessione dello 0,50% a 0,75 euro. Ora le attese sono concentrate sul cda della società ex-monopolista in calendario il 16 gennaio dove, dopo l'assemblea del 20 dicembre scorso che ha sancito la necessità di un cambio di governance per la società, dovrebbero materializzarsi alcune proposte concrete in questo senso.
E per scongiurare il pressing di Telefonica sulla vendita di Tim Brasil il prossimo board dovrebbe essere chiamato a votare una mozione, presentata dai consiglieri indipendenti ma sostenuta dall'ad Marco Patuano, che prescrive di considerare come «operazione con parti correlate» qualsiasi offerta che fosse presentata per Tim Brasil. Il che vuol dire che qualunque offerta sarebbe esaminata da un comitato di indipendenti e solo se passasse il vaglio di questi ultimi sarebbe portata in consiglio. Insomma una procedura complessa che dovrebbe tenere a bada gli spagnoli, che hanno acquistato dagli altri soci italiani la maggioranza di Telco, la holding che controlla Telecom, almeno fino all'assemblea di aprile.
Secondo indiscrezioni, però, Telefonica riterrebbe la vendita del Brasile inevitabile a causa dell'alto debito di Telecom, pari a 28 miliardi. E lo stesso Patuano si era mostrato possibilista, se fosse arrivata una generosa offerta per la società. Secondo Asati, le cose stanno tuttavia diversamente. Per l'associazione dei piccoli azionisti Telecom, infatti, anche in presenza di un'offerta da 15 miliardi di euro (che sarebbe il doppio di quanto, si dice, si potrebbe realizzare), la cessione non sarebbe comunque conveniente. «L'operazione sarebbe estremamente dannosa» - sostiene il presidente Franco Lombardi. Il debito si abbasserebbe, ma anche i margini, dato che il mercato italiano, l'unico che in quel caso rimarrebbe a Telecom, è in costante flessione.
Secondo l'analisi di Asati nel caso di vendita a un prezzo intorno o superiore ai 15 miliardi il rapporto tra debito e ebitda rimarrebbe costante. Ma anche in questo caso, date le potenzialità di crescita del Brasile, si arriverebbe, in 10 anni, ad una perdita di ebitda compresa tra i 26 e i 33 miliardi mentre l'ebit, ossia il margine netto, scenderebbe tra i 7,3 e i 9,9 miliardi. Con il risultato che Telecom si troverebbe ridotta ad essere un operatore locale, con grave danno dunque per gli investimenti sulla rete in Italia e sui livelli occupazionali.