Telefonica lascia il consiglio Telecom

Si fa sempre più complicata la vicenda dell'assetto societario di Telecom Italia. Ieri sono arrivate le dimissioni, con effetto immediato, dal cda dell'ex-monopolista dei soci di Telefonica, rappresentati da Caesar Alierta e Julio Linares, rispettivamente ceo e direttore generale della società spagnola. Alierta ha pensato di fare un passo indietro per cercare di ristabilire i rapporti con il mercato e con il Cade, l'authority brasiliana che ha ritenuto non compatibile con gli impegni antitrust l'incremento della quota del gruppo spagnolo in Telco, la holding che detiene il 22,4% di Telecom, per i conflitti di interesse nel Paese Sudamericano, dove Telecom è presente con Tim Brasil, e Telefonica con Vivo.
Il Cade ha già inflitto una multa da 6,3 milioni di dollari, in quanto l'operazione violerebbe un accordo del 2010 con il quale Telefonica si era impegnata con l'autorità a mantenere separati i suoi interessi in Brasile da quelli dell'azienda italiana, che detiene il 67% di Tim Brasil. Telefonica ha quindi di fronte a sé tre soluzioni: dismettere la partecipazione in Telco, cercare un nuovo partner per Vivo o uno «spezzatino», con Tim Brasil da vendere a compagnie differenti. Un'altra ipotesi potrebbe essere la vendita di Tim Brasil a un operatore non presente nel Paese, come ad esempio Vodafone, che dispone di una grande liquidità avendo appena venduto la sua quota in Verizon. In attesa di capire quale potrà essere la soluzione, il prossimo scoglio per Telecom è l'assemblea del prossimo 20 dicembre dove l'azionista forte, Marco Fossati, ha chiesto la revoca dell'attuale cda, ritenuto reo di essere prono ai voleri dell'azionista spagnolo dopo la vendita della partecipata Argentina e l'emissione del prestito convertendo «dedicata». E se i soci Telco, in un primo momento, non hanno mai messo in dubbio la conferma del cda da parte dell'assemblea, sentiti gli umori dei fondi di investimento che detengono il 46% del capitale di Telecom, stanno cominciando ad avere qualche perplessità. La vittoria non pare più così scontata. Tanto che pochi giorni dall'assise, Telecom si è assicurata la consulenza per la comuncazione dell'agenzia Community, società con ottime relazioni nella stampa anglosassone, la più letta dai grandi investitori. A livello societario Telco sta preparando per l'assemblea un'altra lista di cinque nomi, indipendenti e di alto profilo, nel caso l'attuale cda dovesse essere revocato.
La levata di scudi di Marco Fossati - del quale uscirà una lunga intervista lunedì nel Corriere delle Comunicazioni - contro i soci italiani di Telco, che hanno venduto le loro quote agli spagnoli di Telefonica, sta cominciando a produrre gli effetti sperati. Ora c'è maggiore attenzione sulla società da parte dei fondi azionisti e anche da parte del governo, che sta portando avanti la modifica alla legge sull'Opa obbligatoria. Inoltre la vendita di Tim Brasil non sarà certo facile ed è per questo che il titolo in Borsa resta debole (ieri-0,3%). Certo è che la partita Telecom non è finita, come invece speravano i soci Telco (Mediobanca, Generali e Intesa), piazzando le loro quote a Telefonica.