Telefonica-Telecom, c'è l'accordo

Telecom passa a Telefonica. Una serie di incontri prima in Mediobanca, dove è passato anche Marco Fossati, azionista numero uno di Telecom fuori dal patto (col 5% tramite Findim), poi in Intesa Sanpaolo ha sancito il passaggio di Telco, la holding di controllo dell'ex-monopolista, agli spagnoli.
Al dossier si è lavorato tutta la notte per mettere a punto i dettagli del passaggio. Secondo indiscrezioni, comunque, Telefonica dovrebbe salire al 60-70% della holding di controllo (oggi detiene il 46% di Telco, che vuol dire una quota diretta del 10% della stessa Telecom) prendendo parte delle quote di Generali (30,5%) e di Mediobanca e Intesa che hanno, rispettivamente, l'11,6% ciascuno. Sempre secondo quanto trapelato, l'ex-monopolista spagnolo dovrebbe sborsare per il controllo circa 800 milioni. Il patto sarà prorogato di altri sei mesi, o un anno, per dar tempo alla società di verificare le opzioni in campo (fusione con Telecom ad esempio) e di sistemare la questione in Sud America, specialmente in Brasile, dove le due società sono concorrenti nella telefonia mobile. Ma, certo, l'iter è ancora lungo e richiede molte autorizzazioni e accordi sulla governance interna anche se l'accordo è ormai fatto e sarà formalizzato oggi. Un piano che, come detto più volte, non piace al presidente Franco Bernabè che ha fatto di tutto per preservare Tim Brasil che, con l'avvento di Telefonica, pare destinata alla vendita. Bernabè, aveva trovato nei mesi scorsi alcuni investitori che parevano interessati a entrare in Telecom, come il finanziere egiziano Naguib Sawiris e i cinesi di Hutchison Whampoa (detentori di «3»). Le proposte di interesse però erano state respinte dai soci Telco, non si sa quanto influenzati dalla stessa Telefonica che ha atteso pazientemente il momento giusto per farsi avanti. Del resto anche la Cdp, che molti speravano potesse intervenire direttamente nel capitale di Telecom, e non nella società della rete, per bocca del suo numero uno, Franco Bassanini, ieri ha dichiarato di «non essersi mai pronunciata sulla possibilità di investire in Telecom».
Certo che, per Bernabè, la speranza è l'ultima a morire. E dunque, dato che Telefonica sta acquistando la maggioranza della holding di controllo, ossia di Telco, ci potrebbe essere ancora spazio di manovra. Per qualcuno potrebbe anche prendere corpo l'ipotesi, già ventilata, di un interesse di Vodafone che ha già molta esperienza nel mercato italiano. La società inglese, entrando in Telecom, si aggiudicherebbe così la rete fissa di cui ha molta necessità per migliorare la qualità del traffico dati mobile. Inoltre, potrebbe vendere Tim a Hutchison e avere così una presenza concreta in Sud America, mercato dove non è presente (i soldi per lanciare un'Opa non mancano dopo la vendita di Verizon). Alla finestra pare ci siano anche altri investitori, come lo stesso Sawiris, che potrebbe tornare nella partita. Ieri si è espressa anche la politica: il viceministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà vuole accelerare i tempi sullo scorporo: «Facciamolo per il Paese», ha detto. Catricalà si è anche dichiarato contrario alla Golden Share, una perdita di valore per gli asset.