Tim, Elliott vuole la public company

Incontro a Londra tra l'ad Genish e i vertici del fondo. Le mosse in vista dell'assemblea

Amos Genish

L'entrata del fondo Elliott nel capitale di Telecom Italia ha messo le ali al titolo che in una settimana ha messo a segno un rialzo di quasi il 15%: ieri ha chiuso a 0,83 euro (+1%). A corroborare le aspettative legate alle mosse del fondo attivista, ci sono le promesse di migliorare la governance e valorizzare gli asset di Tim. Primo fra tutti la rete, che Elliott vorrebbe scorporare portare in Borsa. Una ipotesi non lontanissima da quanto già promesso dall'ad Amos Genish nel piano industriale, che accetta di scorporare la rete lasciandola però, almeno per il momento, al 100% sotto il controllo di Tim.

Ma ieri gli occhi erano tutti puntati su Londra, dove si è tenuto l'atteso faccia a faccia tra Genish e i rappresentanti di Elliott. Solo un assaggio in vista della sfida all'assemblea del 24 aprile: il fondo dovrebbe infatti chiedere per tempo di integrare l'ordine del giorno, così da proporre una rosa di nuovi consiglieri per il board di Tim. Consiglieri «indipendenti e altamente qualificati», aveva spiegato il fondo in una nota lunedì. Tra i nomi circolati ci sono anche quelli di ex-manager Telecom come Paolo Dal Pino, Fulvio Conti (per un possibile ruolo da presidente) e Rocco Sabelli ma anche dell'ex ad di Wind Luigi Gubitosi. Che, nel caso ci fosse un ribaltone, potrebbe essere il candidato a diventare capo azienda.

Ieri intanto, il fondo ha precisato che farà le comunicazioni previste dalla legge italiana se e quando supererà le soglie rilevanti (in questo caso il 5%). Smentendo così i rumor sulla sua partecipazione (diretta) in Tim già oltre la soglia del 10 per cento. Qualcosa di più preciso si saprà la settimana prossima quando Tim dovrà appunto pubblicare la convocazione di assemblea.

Secondo quanto trapela dalle sale operative, Elliott avrebbe individuato in Telecom una società che non esprime nelle attuali quotazioni di Borsa il suo reale valore anche a causa dei problemi in Italia del suo azionista di maggioranza, Vivendi. La società francese che fa capo a Vincent Bollorè ha preso in controllo di Telecom con il 23,9%, ma alcune scelte dell'ad hanno trovato, una volta sottoposte al cda, il dissenso degli indipendenti. Come è accaduto per la joint venture tra Tim e Canal Plus, la pay tv di Vivendi, sui contenuti che sarebbe dovuta servire anche ad aiutare a sistemare la maxi-causa intentata da Mediaset contro i francesi dopo che questi ultimi si sono rifiutati di acquisire Premium.

Ora Elliott punta a trasformare Telecom in una public company, operazione che qualche anno fa non era riuscita all'azionista Marco Fossati ma che potrebbe invece vedere il successo del fondo di Paul Singer. Che da anni opera nel settore e - si dice - ha già raccolto il consenso di altri fondi azionisti (evidentemente scontenti) di Tim. La società ha comunque negato di voler spingere aggregazioni come quella ipotizzata tra Tim Brasil e Oi. Intanto gli analisti di Goldman Sachs vedono per il titolo Tim prospettive di rialzo anche del 30%, complice la ripresa degli utili. Ipotesi confermata anche scontando scenari peggiori per la concorrenza di Iliad e Open Fiber. Se questi competitor ottenessero la metà dei risultati che hanno pianificato, come nello scenario peggiore ipotizzato dalla banca d'affari Usa, il titolo Tim, dicono, dovrebbe comunque valere il doppio rispetto ad oggi.