Tim, Genish in bilico: lo sfogo non è piaciuto Lunedì la resa dei conti

Verso un cda movimentato dopo le accuse dell'ad. Vivendi attacca, Elliott alla finestra

Si prevedono scintille nella prossima riunione del cda di Telecom, prevista lunedì 25, dopo le critiche dell'ad Amos Genish ad alcuni membri (non citati per nome) del cda. Questi consiglieri avrebbero alimentato «speculazioni non veritiere e inaffidabili» circa l'operato dell'ad e del management. Insomma secondo alcuni consiglieri - che potrebbero essere, secondo rumors, quelli che hanno già lavorato nel settore tlc come Luigi Gubitosi, ex ad di Wind, e Rocco Sabelli, ex dirigente Tim - la società va male e il piano strategico previsto lascia a desiderare. Alcuni dati sono oggettivi.

Sotto la direzione di Genish il titolo Telecom non ha brillato in Borsa. Le azioni della società sono calate di circa il 16% da quando il manager israeliano è stato nominato ad il 28 settembre scorso, a fronte di un calo del 4% dell'indice Ftse Mib. Certo è che gli auspici che avevano accompagnato la vittoria di Elliott nell'assemblea del 4 maggio scorso sono stati disattesi. Si pensava infatti che la vittoria del fondo attivista Elliott avrebbe portato un consiglio motivato a lavorare insieme per il bene della società, rappresentando tutti gli azionisti e non solo quello di maggioranza, Vivendi. Le cose evidentemente sono andate diversamente. Del resto il clima teso tra ad e consiglieri è emerso fin dai primi consigli del gruppo. Genish insomma non entusiasma, tanto che qualcuno lo da già in partenza per fine luglio. L'incertezza nella governance della società fa preoccupare gli investitori (ieri il titolo ha perso un altro 1,7%), e i piccoli azionisti di Asati. «L'unitarietà e la piena coesione tra i membri del cda, rappresenta una condizione essenziale per il raggiungimento degli sfidanti obiettivi posti dal piano industriale» sostiene Asati. L'associazione è anche favorevole al piano di scorporo della rete e della possibile fusione della nuova società con Open Fiber.

L'ad, secondo alcuni osservatori, non avrebbe dovuto convocare una conferenza stampa per denunciare le divisioni in consiglio ma avrebbe dovuto esporre le sue rimostranze direttamente ai consiglieri. E non c'è dubbio che nel cda di lunedì Genish dovrà portare le motivazioni di una scelta tanto radicale quanto inusuale per un amministratore delegato nei confronti del suo consiglio. Un cda che non avrebbe la forza di sfiduciarlo dato che l'azionista Elliott, che lo ha fatto eleggere non ha la maggioranza relativa che ha invece Vivendi con il 23,9%.

L'ispiratore della mossa potrebbe essere dunque Vincent Bollorè, patron di Vivendi che ha portato Genish al vertice della compagnia telefonica italiana, che ha perso però l'egemonia sul consiglio in favore di Elliott il 4 maggio scorso. E dunque ora Vivendi sta valutando la possibilità di convocare una assemblea per settembre, formalmente per nominare i revisori dei conti, ma in realtà per aumentare il numero dei consiglieri in cda (da 15 a 17)e riaffermare il suo status di investitore industriale nella società telefonica. Il mercato però sarebbe contrario all'aumento del numero dei consiglieri. Intanto la società ha lanciato un'emissione obbligazionaria a tasso fisso a 7 anni e 7 mesi per 750 milioni che si inserisce nel processo di ottimizzazione e rifinanziamento del debito in scadenza.