Tim impugna il verdetto Consob

Il cda si spacca, contrario un rappresentante dei fondi. Calenda punta sulla fibra

Sono stati i consiglieri indipendenti di Tim a chiedere la convocazione del cda che si è riunito ieri a Milano.

Collegato in teleconferenza il presidente Arnaud de Puyfontaine, mentre nella sede Telecom di Piazza Affari c'era il vicepresidente Giuseppe Recchi con diversi indipendenti e i sindaci della società. Che per primi avevano sollevato il nodo del controllo dei francesi sull'ex-monopolista italiano decretato dopo una istruttoria dalla Consob la settimana scorsa. Sulla materia, su cui si dovrà pronunciare anche l'autorità di Borsa francese l'Amf, Telecom aveva preannunciato ricorso, ma la decisione doveva essere ratificata dal board.

La riunione, fissata alle 18 è durata oltre due ore. Alla fine nessuno ha commentato e la società ha rilasciato uno stringato comunicato in cui annuncia la volontà di far ricorso. La proposta è stata votata a maggioranza, segno che i consiglieri indipendenti non sono d'accordo ancora una volta con le decisioni del vertice. Anche se dei due rappresentanti dei fondi (sui cinque consiglieri totali), uno solo ha votato contro e l'altro si è astenuto.

Telecom (-1,7% in Borsa) ha assicurato la piena adempienza degli obblighi che comporta il riconoscimento del controllo di fatto. Una situazione non semplice quella dei francesi su cui pesano anche le aspettative del governo che sperano nello scorporo della rete e nella creazione di una società unica per l'infrastruttura con Open Fiber. Ieri ministro Carlo Calenda ha infatti sottolineato l'intenzione di aumentare gli investimenti per la banda ultralarga. «Per lo sviluppo della fibra il ritmo è troppo lento - ha detto- e non riusciremo a raggiungere gli obiettivi 2020. Per questo vogliamo mettere altri 3,5 miliardi per accelerare». Calenda ha aggiunto «che la concorrenza va bene dappertutto ma nelle infrastrutture rischia di creare sovrapposizioni e problemi». Insomma quasi un'ammissione di errore, in termini di strategia, dato che è stato il governo Renzi a volere con forza la nascita di Open Fiber, la società della rete in fibra ottica creata da Enel che ha acquistato un asset importante come Metroweb. Ora però si vorrebbe fare una società unica con Tim. Missione difficile visto che è l'unico vero asset del gigante telefonico. Inoltre nessun ex-monopolista, in Europa ha mai effettuato un vero scorporo della rete, puntando alla creazione di strutture parallele. E anche Telecom ha la sua divisione: Open Access.

Quanto ad Asati, l'associazione dei piccoli azionisti, ritiene che l'intervento della Consob sul controllo di fatto di Tim da parte di Vivendi non sia «una rappresaglia per l'inasprimento delle trattative su Fincantieri per il dossier Stx, ma un giusto provvedimento che rispecchia l'attuale situazione».

Intanto, secondo Fitch, il mercato italiano delle tlc mobile registrerà una contrazione nei prossimi tre anni in seguito all'ingresso della francese Iliad. Il nuovo operatore, per l'agenzia di rating, dovrebbe entrare nel mercato italiano a inizio 2018 con un'offerta molto competitiva in termini di prezzi. Il risultato sarà che i ricavi sui servizi mobili saranno in calo del 5% nei tre anni successivi all'entrata di Iliad sul mercato italiano.