Tim, l'ad Genish accusa i consiglieri

«Membri del cda interferiscono con l'operato del management. Ma io resto fino al 2022»

Essendo un ex ufficiale dell'esercito israeliano l'ad di Tim Amos Genish non ha certo timore di dire ciò che pensa. Ieri ha convocato una conferenza stampa per mettere in chiaro le strategie della società, ribadire il suo impegno a restare fino alla fine del piano triennale, il 2022, ma anche per far sapere di non aver gradito le interferenze sul suo operato da parte di alcuni membri del cda. Il manager cerca così di smentire le voci che vorrebbero mettere a repentaglio la capacità di raggiungere gli obiettivi ambiziosi che Tim si è proposta.

«Alcuni membri del cda di Tim - ha detto - sono indaffarati a diffondere congetture false e a interferire sul lavoro del management. Membri che dovrebbero invece capire che il mandato loro affidato dall'assemblea è quello di formare un cda indipendente e non esecutivo, con l'unico scopo di perseguire gli interessi comuni della società e di tutti gli azionisti». Inoltre anche i soci principali della società, ossia Vivendi con il 23,9% e Elliott con circa il 9%, sono con Genish e, secondo quanto riferito dall'ad, sono scontenti della condotta dei consiglieri che devono allinearsi all'interesse dell'azienda. «Comunque - ha detto - nulla sta scoraggiando me e il management. Si tratta solamente di interferenze fastidiose che non ci intimidiranno». Ma chi sarebbero questi consiglieri? Genish non fa i nomi. Ma alcuni pensano a Luigi Gubitosi che, dopo l'incarico di commissario in Alitalia, a ottobre sarebbe libero e potrebbe puntare alla poltrona di Genish. Anche Rocco Sabelli, ex di Tim, sarebbe tra i «sospetti». E si dice anche di Mauro, che non sta nel cda, ma è il capo delle strategie e punterebbe alla poltrona di dg.

Vero è che circolano voci di un Genish presente in azienda solo pochi giorni al mese e di conti non certo brillanti per il trimestre che si conclude il 30 giugno, che verranno resi noti il 24 luglio. Genish risponde di lavorare 24 ore al giorno per 7 giorni al fine di realizzare il piano e che i conti saranno influenzati soltanto dal passaggio della tariffazione mensile da 28 a 30 giorni imposto dal governo a marzo. Quanto ai temi strategici, l'ad dichiara che il piano DigTim, per la digitalizzazione dei processi della società, è a buon punto e porterà a risparmi con la chiusura di 6mila centraline per 350-400 milioni, come del resto lo scorporo della rete Tim. Inoltre Tim è anche pronta al dialogo e alla collaborazione con Open Fiber sulla rete.

«L'Agcom ha visto positivamente la decisione di scorporare - ha detto Genish - entro fine anno sarà pronto il quadro normativo. Noi riteniamo che un unico player sia meglio di due e siamo aperti per una collaborazione o una partecipazione con altri, speriamo che anche Open Fiber sia altrettanto aperta al dialogo». Secondo indiscrezioni l'integrazione con Open Fiber riguarderebbe la parte Ftth (Fiber to the home), e il ruolo decisivo nella partita spetterebbe alla Cdp dopo il cambio al vertice. Tim comunque non è preoccupata della guerra dei prezzi innescata da Iliad. «Nei prossimi mesi vedremo cosa succederà. L'offerta è molto aggressiva - ha detto Genish - ma non sappiamo per quanto tempo la società francese potrà sostenerla visto che comporta un costo da 2 a 3 euro per cliente e non un guadagno. Noi comunque abbiamo un saldo positivo nella telefonia mobile tra clienti persi e nuovi. Inoltre abbiamo una buona rete mobile, un'offerta di valore e una rete di negozi fisici. Chiediamo però che la competizione sia uguale per tutti, alle stesse condizioni». In Borsa il titolo ha perso lo 0,35%.