Tim spera in un rilancio per Persidera

La società dei mux finisce in un trust. Le attese degli analisti

Meno male che il trust c'è. Vivendi ha risolto così l'impasse su Persidera, la società dei multiplex televisivi di proprietà di Telecom, che, secondo un pronunciamento dell'Antitrust Ue, è obbligata a cedere a causa delle partecipazioni incrociate della società francese in Italia dove possiede il 23,9% dell'ex-monopolista e il 29,9% di Mediaset.

E dunque l'ad Amos Genish ha ceduto il 70% di Persidera di proprietà di Telecom (-2% il titolo a 72 centesimi in Piazza Affari, in una giornata nera per l'intero listino) al trust Advolis a cui poi è stato conferito il mandato di vendere la società. L'intento è di prendere tempo nella sperando di un rilancio da parte di Raiway e di F2i che aveva messo sul piatto per Persidera 250 milioni. Oppure in una nuova offerta più interessante come quella fatta all'ultimo momento dal fondo statunitense iSquared che si erano detti pronti a sborsare 290 milioni. L'offerta però, a differenza di quella di Raiway- F2i non era vincolante e quindi soggetta a trattativa.

La vendita di Persidera era passata a maggioranza nel corso del cda straordinario che si era svolto a Milano la settimana scorsa. Contrari alla vendita i consiglieri di minoranza, ormai insofferenti alla gestione utilitaristica di Vivendi in Telecom.

Tra l'altro sono stati proprio i consiglieri di minoranza a mettere i bastoni tra le ruote alla joint venture sui contenuti tra Tim e Canal Plus, voluta da Vivendi anche e forse sopratutto per risolvere le questioni di contenzioso con Mediaset per il mancato acquisto della pay tv Premium. Per quanto riguarda Persidera c'è da sottolineare che Gedi, socio di minoranza col 30%, ha il potere di opporsi anche al trasferimento al trust, indicato da Vivendi. L'inottemperanza degli impegni presi in sede Ue comporterebbe una multa salata per Vivendi, in percentuale sul fatturato. Ora c'è attesa per il cda Tim su conti e piano industriale previsto per martedì. L'ad Genish dovrebbe delineare i termini per lo scorporo della rete che potrebbe essere quotata.

Quanto ai conti del 2017, stando al consensus degli analisti, i ricavi di Tim sarebbero 19,8 miliardi (+3,9% su base annua) con un debito di 25,34 miliardi, in aumento di 220 milioni rispetto al 2016. La controllata Inwit, la società delle torri quotata in Borsa, ha intanto chiuso il 2017 con ricavi per 356,6 milioni (+6,9%), utili per 126,7 milioni (+29,5%) e un dividendo in salita a 19 centesimi per azione.