Tim stringe sui diritti con Mediaset. È bufera su Canal Plus

Sale la tensione in cda e i sindaci sono pronti a chiamare Consob per l'asse con i francesi

Consiglio fiume ieri a Roma per Telecom Italia. L'accordo tra Tim e Canal Plus ha diviso gli organi sociali della società con il collegio sindacale che potrebbe far ricorso alla Consob, dato che il consiglio non ha ridiscusso l'operazione di «costituzione» della società per la produzione di contenuti che fa capo per il 60% a Tim e per il 40% alla pay-tv di Vivendi. Secondo i sindaci, l'operazione deve essere qualificata come «operazione con parti correlate» di maggiore rilevanza, mentre la joint è oggi derubricata a «minor rilevanza». E dunque non necessita, come invece sarebbe nel primo caso, dell'approvazione all'unanimità da parte dei consiglieri indipendenti, cinque della lista Vivendi, cinque di Assogestioni. L'accordo con Canal Plus era passato con delibera «a maggioranza», essendo mancati i «sì» di Lucia Calvosa e Francesca Cornelli, in coerenza con le posizioni espresse nel comitato controllo e rischi di cui entrambe (in quota ai fondi) fanno parte e di cui la prima è presidente. Per i sindaci dunque i dubbi restano. Da qui la decisione di valutare l'intervento Consob visto che i loro rilievi non sono stati presi in considerazione dal cda che ha confermato l'accordo come operazione «a minor rilevanza». Non stupisce dunque che anche il possibile accordo con Mediaset sui contenuti sia stato approvato ieri ancora «a maggioranza», vedendo contrari, anche questa volta, i consiglieri indipendenti dei fondi. Il cda potrà però continuare le trattative con Mediaset che ha chiuso in Piazza Affari con un progresso del 2,46%.

Il «bottino» per il gruppo del Biscione potrebbe infatti essere ricco, così da aiutare anche a smussare i toni della causa intrapresa da Mediaset contro Vivendi (socio di maggioranza di Telecom) per il mancato acquisto della Pay tv Premium, anche perchè tra i contenuti, oltre a quelli della tv generalista ci potrebbero essere le partite di calcio della serie A, Uefa Champion League e altri eventi calcistici. Tim comunque sta trattando anche con altri fornitori di contenuti come Sky (con cui ha aperto anche un contenzioso sui minimi garantiti da un precedente contratto) e Rai.

Il cda ha anche discusso del prossimo piano con l'approvazione del budget preliminare per il 2018 che sarà approvato in anticipo di tre mesi «per, ha detto l'ad Amos Genish, indicare piani e obbiettivi chiari fin dall'inizio del 2018».

Quanto alla separazione della rete fissa sono stati presentati al cda diversi modelli quello dei diverse soluzioni confrontandole con esperienze di ex-monopolisti di altri paesi. «Nei prossimi mesi - ha spiegato la società - il management continuerà a vagliare le diverse ipotesi per stabilire se la separazione della rete sia necessaria per rispondere agli input del governo e per creare valore».