Tim, per Vivendi golden power "soft"

Il verdetto del comitato, il nodo dell'ad e i "consigli" di Asati

Dato che la trattativa con il governo francese per Stx non è stato un successo pieno per l'Italia la conseguenza potrebbe essere un inasprimento del verdetto per il golden power su Tim. Insomma per i francesi di Vivendi e il suo patron Vincent Bollorè la campagna d'Italia (Vivendi ha il 24,5% di Tim e il 29% di Mediaset) si sta rivelando difficile.

Oggi è previsto l'atteso cda di Tim sulle nomine. L'ex-monopolista è ancora senza ad dopo le dimissioni forzate di Flavio Cattaneo. Secondo gli analisti questa situazione potrebbe influenzare anche la nomina del nuovo ad. La scelta di Vivendi ricadrebbe infatti su Amos Genish che dovrebbe invece restare direttore generale con deleghe importanti mentre amministratore delegato diventerebbe Giuseppe Recchi, oggi vicepresidente che già ha la delega su Sparkle, la rete internazionale di Tim giudicata strategica dal governo.

Quanto alla sanzione a Vivendi per non aver notificato il controllo di Tim al governo, e quindi all'esercizio del golden power, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha sottolineato che «c'era la necessità di notificare» mentre sulla sicurezza c'è un tema «reale che va gestito in modo equilibrato ma non punitivo». L'attesa è di un verdetto che vedrà l'esercizio «soft» del golden power, con rimedi incentrati sull'obbligo di cessione per Tim di attività come Sparkle e Telsy. Per l'ex-monopolista comunque la situazione è complessa, tanto che «suggerimenti» vengono dati da più parti.

Secondo alcuni ex-manager Telecom di lungo corso (che sono anche campioni mondiali di pensioni d'oro) come Vito Gamberale e Francesco Chirichigno bisognerebbe pensare all'entrata di Cdp (ossia del governo) nel capitale di Tim e lo stesso pensano i sindacati. Per Cgil, Cisl e Uil bisognerebbe infatti dirottare le risorse impegnate in Open Fiber (la società per la rete in fibra ottica di Enel con Cdp) in Tim per consentire allo stato di riprendere il controllo della società. Più aderente alla realtà la proposta dei piccoli azionisti di Asati. In una lettera rivolta ai fondi, che sono comunque i maggiori azionisti di Tim, chiedono infatti che la rete venga scorporata e quotata in una società a parte sul modello già realizzato da Tim con Inwit per le torri di trasmissione.