Tim, Vivendi sulle barricate: "No allo scorporo della rete"

Gubitosi convoca i dirigenti e accelera sulle cessioni, bene il titolo (+3,9%). Via il capo della Comunicazione

Primo giorno da ad di Tim per Luigi Gubitosi, eletto domenica a maggioranza dai consiglieri di Elliott, contrari quelli di Vivendi. Gubitosi ieri non ha fatto mancare la sua presenza in azienda e dopo aver riunito le prime linee della società ha già compiuto un primo passo con il licenziamento del capo della comunicazione, Alessio Vinci, peraltro scelto dall'ad uscente Amos Genish e dunque da Vivendi. Le sue deleghe saranno prese a interim dalla stesso Gubitosi.

I francesi sono sempre più sul piede di guerra: «Vivendi resta un investitore di lungo periodo in Tim ora la società dovrà presentare un nuovo piano che avrà al centro le priorità di Elliott, ossia lo smembramento di Tim. Noi siamo contrari allo scorporo della rete se viene fatto cedendo il controllo dell'infrastruttura stessa», ha detto il portavoce del gruppo transalpino, Simon Gillham.

La media company di Vincent Bolloré ritiene indispensabile la convocazione di una assemblea entro Natale per nominare la società di revisione dei conti. Potrebbe essere l'occasione per la stessa Vivendi per cercare di riprendere il controllo del cda di Tim. La mossa però non convince: un manager di lungo corso come Gubitosi non avrebbe, infatti, accettato la poltrona di ad con la prospettiva di restare meno di un mese. Può essere dunque che la presa di Vivendi sulla rete, dopo la pesante svalutazione nei conti dell'ultima trimestrale (2 miliardi), si possa allentare. Certo è che Parigi, nel medio-lungo periodo, cercherà di tornare alla guida della società. Gubitosi dovrà quindi impostare un nuovo piano industriale che crei valore per tutti gli azionisti.

L'accordo con Open Fiber per realizzare una sola rete in fibra ottica a cui dovrebbero essere assegnate dall'Agcom tariffe wholesales (ossia all'ingrosso, orientate agli investimenti fatti, come quelle ciò per Terna sulla rete elettrica), potrebbe rappresentare una buona opportunità per i conti di Tim,

Piazza Affari ha intanto reagito positivamente alla nomina di Gubitosi, spingendo il titolo Telecom in rialzo del 3,99%. Per Banca Akros, la nomina del nuovo ad accelera la cessione di asset, a partire dalla rete fissa ma rimangono le incertezze sul fronte strategico e della governance. Mentre gli analisti di Raymond James sono scettici sul piano proposto da Elliott specificando che i target di valutazione indicati dal fondo sui diversi asset, a cominciare dalla rete, non sono credibili. Sul fronte delle dismissioni, oltre alla trattativa che dovrà essere fatta con Open Fiber, ci sono quelle che l'ex-ad Amos Genish (rimasto in cda) aveva avviato. Ossia Persidera e Sparkle, su cui è stato dato un mandato a Rothschild, ma anche una ulteriore quota delle torri di Inwit potrebbe finire sul mercato.

Preoccupati i sindacati che chiedono nuovamente, con forza, un tavolo con il governo per valutare eventuali ricadute sull'occupazione che lo scorporo della rete potrebbe produrre.

Tim ha cambiato in mille giorni tre ad con una spesa, per buonuscite, di 31 milioni: sei a Marco Patuano, 25 a Flavio Cattaneo e circa tre all'ultimo, Amos Genish.