Tirrenia, faro dell'Antitrust Ue Sicilia e Sardegna protestano

La privatizzazione di Tirrenia non è affatto conclusa. Come si è capito ieri dalle parole del Commissario europeo alla Concorrenza Almunia, l'Antitrust comunitario non ha ancora chiuso il procedimento aperto a suo tempo e intende verificare, anche dopo il cambiamento nella composizione della cordata acquirente con l'uscita di Aponte e Grimaldi, se l'operazione è stata realizzata ricorrendo ad aiuti di Stato in violazione delle norme Ue. Ha detto ieri Almunia all'agenzia Radiocor: «La Commissione ha anche già aperto un'inchiesta per verificare se nella procedura di privatizzazione ci sono degli aiuti di stato che devono essere analizzati».
In altri termini Almunia ha fatto capire che ci potrebbero essere diversi e pure nuovi profili antitrust con i quali passare al setaccio l'operazione. Nel mirino, secondo quanto ricostruito dal Giornale, c'è sia il prezzo, sia la convenzione che è parte integrante della vendita da parte dello Stato alla Cin (Compagnia italiana di navigazione). Sul primo punto la Commissione si appresterebbe a valutare la congruità dei 380 milioni di valutazione di un gruppo che, a numeri di libro, valeva più del doppio. Inoltre la lente riguarda anche le modalità di pagamento: solo 200 milioni sono sicuri e subito, mentre gli altri 180 sono dilazionati su otto anni e «coordinati» con la convenzione. Questa infatti prevede l'erogazione da parte dello Stato di 72 milioni l'anno per 8 anni per sovvenzionare il servizio, in perdita, effettuato sulle rotte invernali giudicate anti-economiche. Va dunque verificato se prezzo e sovvenzioni siano eque o prefigurino un aiuto di Stato.
Battaglieri, in questo senso, sono le Regioni Sicilia e Sardegna, che sulla privatizzazione di Tirrenia hanno aperto un vero e proprio conflitto «istituzionale» con il governo, culminato - prima del passaggio ai privati siglato il 20 luglio scorso - con la consegna di una lettera al sottosegretario Catricalà, nella quale i due governatori contestano «la vendita alla Compagnia italiana di navigazione» e dicono di «essere pronti a impugnarla».