Tokio beve Peroni per 2,5 miliardi e spinge sul risiko

Ai giapponesi di Asahi anche Grolsh Attesa la reazione di Heineken e Carlsberg

Cinzia MeoniGuerra all'ultima birra. Il risiko è appena partito e gli operatori stanno prendendo posizione. Ieri Asahi ha annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare con SabMiller per l'acquisizione di Peroni e del marchio olandese Grolsh per 2,55 miliardi di euro, sbaragliando la concorrenza di fondi di private equity come Kkr, Pai Partners e Eqt, e di concorrenti come la spagnola Damm, San Miguel e Thai Beverage. Grazie ai due brand europei, Asahi, leader in Giappone con il 40% circa del mercato delle birre, sarà in grado di sbarcare in Europa e non solo, in un momento in cui il suo mercato di riferimento sta rallentando a causa dell'aumento dei consumi di vino. La bionda italiana più nota al mondo (anche se dal 2003 è tra i brand di punta di SabMiller) parlerà quindi giapponese e porterà in dote tre stabilimenti produttivi (Roma, Padova e Bari) oltre alla malteria Saplo, un giro d'affari di 347,9 milioni di euro, un ebit d 24,5 milioni, ma soprattutto una forte penetrazione nel BelPaese e una notorietà internazionale. Peroni e Grolsch sono stati messi in vendita, per motivi di antitrust, in seguito al matrimonio, annunciato lo scorso autunno, tra SabMiller e Ab InBev. I due brand peraltro sono stati valutati molto di più della stessa SabMiller che pure li portava in dote. L'accordo siglato ieri infatti, secondo gli analisti di Nomura, valuta complessivamente i due marchi 21,5 volte il margine operativo lordo (ebitda), un multiplo più vicino a quelli del lusso che a quelli del settore beverage posto che, ad esempio, Campari vale 13,8 volte circa l'ebitda e SabMiller è stata valutata, in vista delle nozze con Ab InBev, solo 17,1 volte l'ebitda. «Riteniamo che i multipli elevati riflettano la tensione competitiva sul mercato così come il basso costo dei finanziamenti», commentano gli analisti di Nomura. Insomma, considerando le valutazioni, il mercato della birra più che in fermento sembra già in ebollizione. Solo negli Usa d'altro canto, secondo uno studio della società di ricerca Dealogic, sono state effettuate nel 2015 ben 19 acquisizioni nell'ambito della birra artigianale, per un valore complessivo di 13 miliardi di dollari. E il 2016 dovrebbe proseguire su questi ritmi. La svolta è arrivata lo scorso novembre, con la colossale acquisizione di SabMiller da parte della brasiliana Ab InBev. L'operazione da 90 miliardi di euro, al momento al vaglio delle autorità antitrust, darà vita all'indiscusso leader mondiale con il 30% mercato e, presumibilmente, cambierà i confini dell'intero settore delle birre. Anche per questo la cessione di Peroni e Grolsh sarà probabilmente il primo di una serie di giri di walzer che interesseranno l'intero comparto. L'olandese Heineken e la danese Carlsberg, rispettivamente terzo e quarto operatore al mondo, almeno nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate ieri in occasione della pubblicazione dei dati di bilancio, non si dicono preoccupati della prossima concentrazione di mercato. Ma i radar su marchi e mercati sono, inevitabilmente, accesi.