Toscana al lavoro sulla «sua» banca

Chianti Banca punta su un pezzo dell'Etruria. Per diventare un polo regionale

Camilla Conti

La Toscana vuol rifarsi una banca sfruttando il riassetto del credito cooperativo. La sfida parte da ChiantiBanca, che ha deciso di correre da sola e di non fondersi con un gruppo unico nazionale mettendo già nel mirino una possibile preda: la fiorentina Federico Del Vecchio oggi controllata dalla Nuova Banca Etruria.

L'istituto presieduto dall'ex banchiere della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, lunedì scorso ha presentato in Bankitalia la cosiddetta istanza di «way out», inviando anche la relativa comunicazione ai soci che saranno chiamati a decidere in un'assemblea da convocare in autunno. La riforma sulle Bcc prevede infatti che quelle con patrimonio superiore ai 200 milioni di euro, come ChiantiBanca il cui patrimonio al 31 dicembre 2015 era pari a 232 milioni e dopo la fusione con la Bcc di Prato e Pistoia, operativa dal 1 luglio, salirà a 310), possano scegliere di restare autonome e non aderire alla holding unica nazionale del credito cooperativo pagando al'Erario un'imposta pari al 20% del patrimonio stesso.

«L'unico obiettivo è quello di continuare a far crescere la banca per essere una protagonista dell'economia toscana, cogliendo le opportunità dello sviluppo territoriale e mantenendo inalterato il radicamento alle comunità», si legge in una nota diffusa ieri dal cda. Tradotto: la strategia è quella di diventare il polo aggregante di altre Bcc nella regione. Del resto, c'è un grande bacino di potenziali clienti da conquistare: il Monte dei Paschi è ancora a caccia di un promesso sposo che comunque, se verrà trovato, lo porterà più lontano da Siena (non è un caso se nel nuovo statuto della Fondazione Mps, è scomparso il riferimento al mantenimento della sede dell'istituto nella città del Palio). Non solo. Il terremoto del Monte ha mutato il quadro del credito sul territorio toscano, soprattutto per il venir meno delle ingenti risorse che arrivavano sia come crediti erogati da Rocca Salimbeni sia dalla Fondazione. ChiantiBanca - che ha sede proprio in provincia di Siena, a Monteriggioni - punta al ruolo che anni fa aveva la ex Banca Toscana (poi assorbita nel Monte) nel sistema del credito locale. Bini Smaghi sa di non poter competere con Mps o Intesa che è presente con CrFirenze, ma vuol diventare un nuovo punto di riferimento per le pmi toscane, soprattutto quelle del settore edile e vitivinicolo. Imprese che poi potrebbero anche diventare azioniste.

Prima però andrà rafforzata la struttura interna in modo da portare a regime l'acquisto avvenuto nel 2012 del Credito Cooperativo Fiorentino di Denis Verdini. Ma la crescita avverrà anche per linee esterne, «stando bene attenti a non ripetere gli errori commessi in passato con gli intrecci tra finanza e politica da cui lo stesso Bini Smaghi intende appunto smarcarsi in maniera chiara», sottolinea una fonte vicina al cda aggiungendo che il banchiere resterà alla presidenza solo se l'istituto verrà trasformato in spa.

Nel mirino, potrebbe finire la Banca Federico Del Vecchio messa in vendita insieme alla good bank della caporguppo Etruria. L'istituto fiorentino, che conta su solo sei sportelli, sul suo sito Internet si propone come riferimento «per le élites della città e un soggetto autorevole per la gestione dei patrimoni privati nell'area del capoluogo toscano».