TotalErg, il fisco vuole 900 milioni

Una frode fiscale da 900 milioni di euro. È questo il presunto capo d'accusa che ha investito come un fulmine a ciel sereno TotalErg, joint venture tra Total ed Erg nata a fine 2010 per gestire i rispettivi business petroliferi. Al centro dell'inchiesta - culminata ieri con una serie di perquisizioni nelle sedi di Roma, Milano e Genova - finisce così, a cascata, anche la famiglia Garrone, storici imprenditori genovesi che da oltre settant'anni sono protagonisti dell'industria italiana. In primis nel settore oil, con la Erg, e poi grazie alla passione per il calcio, con la Sampdoria. Business che hanno portato la famiglia ad avere un ruolo chiave nella stessa Confindustria. Edoardo Garrone, uno dei due figli che ha preso in mano l'azienda con il passaggio generazionale e l'uscita di scena del padre Riccardo (scomparso quest'estate), è stato vicepresidente di Confindustria ed è oggi nel comitato tecnico per l'ambiente. Il titolo Erg ha pagato dazio in Borsa e dopo una serie di sospensioni al ribasso ieri ha perso oltre il 6% a 9 euro.
Attualmente, si legge nel decreto di perquisizione della Procura, nel mirino degli inquirenti ci sono tre manager: l'altro fratello, Alessandro Garrone (ad della società fino al maggio 2012), Luca Bettonte (quale firmatario della dichiarazione dei redditi della società petrolifera per il 2010) e tre manager Total-Erg: Caudio Spinaci, Alessandro Della Casa e François Xavier Dumont de Chassart. Al centro della vicenda ci sarebbe l'emissione di fatture, per forniture di greggio alla Erg, da parte di una società delle Bermuda ritenuta inesistente. L'ipotesi è che il petrolio non venisse acquistato direttamente dal produttore, ma da una società riconducibile alla Erg, che a sua volta lo comprava dal produttore. Il tutto al fine di aumentarne i costi e di ridimensionare il versamento dell'Iva. I documenti contabili delle transazioni, è scritto nel decreto, sono stati poi utilizzati nelle dichiarazioni dei redditi.
L'indagine è coordinata dai pm romani Paolo Ielo e Mario Palazzi e l'inchiesta è stata aperta dopo una verifica fiscale effettuata dalla Guardia di Finanza. In particolare, in un'informativa della Gdf dell'11 settembre 2013 si rileva «la presenza di elementi che depongono per l'esistenza operativa della struttura societaria emittente le fatture, con elementi che depongono per passaggi delle transazioni attraverso schermi societari fittizi, al solo fine di aumentare le dimensioni dei costi ed abbattere il elettivo imponibile, operazioni economiche documentate dalle fatture».
«Fermo restando la volontà che vengano accertati al più presto i fatti», si è difesa TotalErg, «la società ritiene doveroso rispettare l'indagine in corso assicurando piena e totale collaborazione. TotalErg ha, infatti, sempre perseguito una corretta gestione e garantito il rispetto delle leggi e delle normative vigenti e confida pertanto che ciò emergerà dall'inchiesta dell'autorità». Una doccia fredda per Erg, che da un anno si è lasciata alle spalle il business oil, cedendo tutte le raffinerie alla russa Lukoil, per dedicarsi alle rinnovabili. Con TotalErg i Garrone avevano tenuto una piccola presenza nel settore, ma avevano dichiarato: «Non chiamateci più petrolieri, ormai il nostro core business è il green».