È tutta in salita la strada della ripresa se si salvano le banche coi nostri soldi

Ma è davvero cominciata l'estate della ripresa? Molti indicatori economici, dal calo della cassa integrazione all'aumento dei prestiti bancari e dei mutui fondiari, farebbero pensare che, dopo i tanti slogan e le infine promesse e speranze degli ultimi anni, la strada sia finalmente in discesa. Eppure, lungo il percorso, ci sono ancora disseminate diverse mine. Prendiamo il caso dei salvataggi degli istituti di credito in crisi. L'ultimo esempio riguarda le ex Popolari di Vicenza e Montebelluna: proprio l'altro giorno, Intesa Sanpaolo si è fatta avanti, ma alle sue condizioni che sono piuttosto stringenti. In pratica e non poteva essere diversamente - tutto finirà per ricadere sul groppone dello Stato perché Intesa è pronta a rilevare, al prezzo simbolico di un euro, e con l'incentivo degli esodi agevolati, tutte le attività in bonis lasciando il resto, qualcosa come 9 miliardi di euro, in mano ad una bad bank che sarà costretta ad accollarsi una specie di macigno. Mi viene il dubbio, a questo punto, se sia ancora giusto parlare di salvataggio. Nel caso specifico delle Popolari venete, direi proprio di no. La verità è che sono venuti al pettine i nodi di una gestione pessima dell'emergenza da parte del Tesoro: dopo averle tentate tutte, ecco la soluzione estrema che, tanto per cambiare, lascerà la patata bollente in mano alla collettività. A parte il fatto che, dopo il primo ok di Bruxelles, l'operazione dovrà passare attraverso le forche caudine della Commissione Europea: fino a che punto gli «stress test» daranno via libera ad un'operazione a senso unico, nel senso che a pagare sarà sempre Pantalone? Certo, Banca Intesa può essere considerata la migliore soluzione possibile per tenere artificialmente in vita i due istituti, ma a quali condizioni? Proprio questi interrogativi, che riguardano in particolare il mondo del credito, ci consigliano a restare cauti sulla ripresa possibile: sono tante e tali le incognite che diventa prematuro parlare di grande svolta sotto il solleone del 2017. Non è un caso, tra l'altro, che l'apice della crisi arrivi proprio dal Veneto considerato il modello economico del Paese, più ancora della Via Emilia, da imitare in tutto il resto d'Italia. Ricordo ancora quando i giornali facevano notare, alcuni anni fa, alla vigilia della Grande Recessione cominciata nel 2008, come le esportazioni venete raggiungessero le dimensioni dell'export di un'intera nazione tipo la Grecia prima che Atene sprofondasse nel tunnel del crac. E oggi, per sopravvivere, proprio due Popolari del mitico Nord-Est dovranno essere vendute al prezzo astronomico di un euro. Davvero un pianto greco.

Commenti

Duka

Mar, 27/06/2017 - 13:36

Purtroppo siamo governati da una banda di idioti. Se ne fregano di ciò che succede al paese semplicemente perchè loro la busta paga la intascano sempre e comunque.