Nautica divisa: Ucina, quo vadis?

Carla Demaria – azionista di Monte Carlo Yachts – eletta presidente tra le polemiche. Dieci aziende, tra cui tutti i big, abbandonano l’associazione che fa capo a Confindustria Nautica. E’ scontro frontale a sei mesi dal Salone Nautico di Genova

E’ la prima donna al timone di Ucina-Confindustria Nautica. Carla Demaria, presidente di Monte Carlo Yachts (gruppo Bénetéau dal 2012), cantiere a Monfalcone, è stata eletta al vertice dell’associazione nel corso dell’assemblea dei soci che si è svolta a Santa Margherita Ligure. Era stata designata alla presidenza insieme con Lamberto Tacoli, presidente e ad di Crn (gruppo Fettetti). Il quale, assumendo la presidenza pro tempore dopo le dimissioni di Massimo Perotti (Sanlorenzo), si era adoperato, evidentemente invano, per ricucire lo strappo tra l’associazione e i gruppi di Paolo Vitelli e Beniamino Gavio (Azimut-Benetti e Baglietto). Risultato: dieci aziende hanno deciso di uscire da Ucina “perché non ci sentiamo più rappresentate”. Eccole: Apreamare, Arcadia Yachts, Azimut Benetti, Baia, CRN, Ferrettigroup, Maltese Spa., Marina di Varazze, Mase Generators, e Salpa. Dalla lista manca Baglietto, uscito in tempi non sospetti, vale a dire prima dell’elezione di Massimo Perotti dello scorso maggio.


Carla Demaria è stata eletta con 879 voti favorevoli su 884: “Mi aspetta un lavoro duro e molto intenso - ha detto subito dopo - e ho presentato un programma ambizioso che sono fiera sia stato condiviso. Una parte significativa è riferita al cambio della governance di Ucina e per questo dovremo mettere mano allo statuto, allargando la base decisionale, per realizzare una serie di progetti ad ampio respiro che cambieranno Ucina in modo significativo. Questo non vuol dire che ciò che è stato fatto in passato fosse sbagliato, ma semplicemente ci stiamo adeguando ai tempi. Ho avuto una promessa da parte di tutti i soci che parteciperanno in maniera attiva al cambiamento”.


Ma continuano a volare gli stracci, accuse reciproche, repliche e controrepliche a colpi di comunicati. 
“Il gesto, che vorrebbe essere clamoroso - è la tesi di Ucina - sorprende nelle motivazioni. In un momento in cui le aziende di tutto il mondo fanno gruppo e sistema non si capisce come, a pochi giorni da un momento dove si poteva ricostruire l’unità associativa, per ragioni incomprensibili o protagonismi personali, sia stata presa la decisione di danneggiare in modo aprioristico e consapevole un’Associazione consolidata e rappresentativa degli interessi generali e non individuali del mondo della nautica. La scelta è stata azionata nel momento in cui le imprese recedute si sono rese conto che il loro candidato non avrebbe raccolto i consensi necessari”.

“Siamo usciti da Ucina per non dividerci. Il malcontento è evidente. Se fossimo rimasti, all’assemblea di venerdì ci sarebbe stata una spaccatura - la replica di Alberto Galassi, amministratore delegato del gruppo Ferretti -. Il vero problema non è quello della presidenza, che non è credibile, è che Ucina non fa nulla a favore del settore e ignora l’esigenza di cambiamento. Non ci si può limitare all’organizzazione del Salone Nautico. Le tante adesioni alla decisione di uscire lo dimostrano. E altri seguiranno. Chi rimarrà? Uscendo da Ucina - prosegue Galassi - non perdiamo nulla. Siamo tutti iscritti a Confindustria. Noi siamo portatori di una volontà di cambiamento e siamo stati accusati di averne parlato alla stampa senza affrontare la questione all’interno dell’associazione. Cos’ha fatto Ucina per rimediare ai danni al settore recati dalla politica del governo Monti? Noi chiediamo un cambiamento di taglio, di obiettivi, chiediamo visibilità. Ce ne andiamo perché, rimanendo, ci saremmo divisi in due”.


«Da mesi se non da anni ormai in Ucina c’è una litigiosità insopportabile - è il pensiero di Giovanna Vitelli (gruppo Azimut-Benetti) - Si discute di personalismi anziché dei veri gravi problemi. Questo ci ha portato alla decisione di uscire. Una decisione molto sofferta che ha lo scopo non di distruggere ma di trovare argomenti per cementare un futuro migliore. Partire da una situazione in cui non ci troviamo più per ripartire su basi diverse. Ridurre il tutto ad una questione di candidatura alla presidenza è limitativo. Non si può giudicare chi avrebbe vinto in mancanza di un dibattito sui programmi prima dell’assemblea, dibattito che non è stato possibile perché si è deciso di rimandare tutto al giorno dell’assemblea. La verità - conclude Giovanna Vitelli - è che c’è disaccordo sul modus operandi”.


Per la cronaca nelle scorse settimane Paolo Vitelli, Beniamino Gavio (Baglietto) e Alberto Galassi (Ferretti) avevano condiviso una linea d’azione comune per riformare Ucina. Lo avevano fatto con un comunicato alla stampa e questo aveva provocato forti mal di pancia nell’associazione. Lo riportiamo integralmente: “Il nostro tentativo di rappresentare idee programmatiche per una proposta di rinnovamento e per rifondare su basi organizzative diverse, anziché essere discusso andando alla sostanza, è stato ostracizzato per una questione di forma. La divisione all’interno di Ucina non è fra grandi e piccole aziende. Tant’è vero che quelle oggi dimissionarie sono le più disparate. Il malcontento dilagava e ci ha colpito il numero di persone che ci ha chiesto di associarsi alla nostra linea".


Infine una dichiarazione dell’ultima ora. E’ Lamberto Tacoli a dire la sua. “Attenzione al binomio Ucina-Salone di Genova. Ucina non può ridursi solo a questo. Il mondo è grande e tutti noi lo abbiamo toccato con mano, anche per necessità, negli ultimi anni. Tutti conosciamo l’importanza di oltre mezzo secolo del Salone di Genova. Ho sempre difeso negli ultimi anni questo Salone e pensai alla possibilità di anticipare il Salone a maggio proprio perché sarebbe stata una data strategica e più utile a tutti, anche per anticipare Cannes e Montecarlo. La mia sincera speranza è che la Nautica Italiana possa ritrovare nel tempo unità e coesione e attuare strategie vincenti, mirate alla crescita non solo nazionale ma soprattutto internazionale, cogliendo tutte le opportunità di sviluppo che si presenteranno”.


Già, il Salone. Aprirà il prossimo 30 settembre. Difficile ipotizzare che rassegna sarà. I dissidenti “decideranno liberamente se partecipare o meno”, si dice. Ma i big non ci saranno, a cominciare da Ferretti, Baglietto e Azimut. Ma senza big che Nautico sarà?