Ultima chiamata per Bpm Bonomi tenta la svolta

La Banca Popolare di Milano ribolle come una pentola sul fuoco. Il braccio di ferro in corso sulla scelta del nuovo presidente del consiglio di sorveglianza è solo l'assaggio della guerra combattuta dal presidente Andrea Bonomi per modificare la governance di Piazza Meda, sfruttando la spallata appena assestata alla cooperativa dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Le possibilità che sabato in assemblea Giovanni Maria Flick abbia la meglio sull'«interno» Giuseppe Coppini per la guida del Cds sono ridottissime. Ma la sconfitta dell'ex Guardiasigilli rappresenterebbe probabilmente un nuovo casus belli con la Vigilanza, oltre a creare uno strappo politico con il centro sinistra.
L'attesa è per il rapporto che Palazzo Koch spedirà in Piazza Meda entro luglio con i risultati dell'ispezione e quindi sia del piano di risanamento avviato dall'ad Piero Montani, sia sulla «pace armata» tra Cdg e Cds su cui al momento si regge Bpm. Una situazione davanti alla quale, visto anche il monito di Visco, Bankitalia potrebbe intervenire manu militari per arginare in primo luogo i soci-pensionati oggi fondamentali con le loro deleghe per l'esito delle assemblee e autori della bocciatura del televoto.
I vertici di Piazza Meda, pur avendo al momento archiviato la spa ibrida, lavorano intanto su un piano alternativo per modernizzare la governance. Piano considerato comunque necessario per il buon esito dell'aumento di capitale da 500 milioni, finalizzato al rimborso dei Monti bond. La proposta è introdurre nel Cds la barriera delle «maggioranze qualificate», pari ai 2/3 dei consensi. In sostanza la sorveglianza dimagrirebbe da 19 a 13 componenti, di cui 7 appannaggio dei dipendenti, ma senza il voto degli istituzionali (e quindi di Investindustrial) non potrebbe più scegliere gli uomini della gestione, che invece crescerebbe per fare posto agli indipendenti. Nascerebbe così in Bpm la cosiddetta «popolare bilanciata». Numeri a parte - conferma un consigliere - prima di chiedere soldi al mercato occorre migliorare i rapporti tra Cdg e Cds. Gli umori sono diversi sia all'interno dei sindacati nazionali, attenti a Bankitalia, sia tra questi e gli «attivisti» Bpm. La Fabi di Lando Sileoni e la Fiba di Giulio Romani hanno invece dato «liberta di voto» nella sfida Flick-Coppini per la presidenza.