Ultima chiamata per salvare Sorgenia

Sta per scadere il tempo utile per salvare Sorgenia, la società elettrica cha fa capo alla Cir della famiglia De Benedetti, alle prese con 1,8 miliardi di debiti. Sorgenia, che lo scorso 17 febbraio aveva dichiarato di avere in cassa risorse per circa un mese, questa mattina torna così a riunire il consiglio di amministrazione per fare il punto sulle trattative in corso con le banche creditrici, dopo il forfait di Verbund, il suo alleato industriale: a seguire i negoziati sono l'amministratore delegato Andrea Mangoni e lo stesso Rodolfo De Benedetti, in qualità di presidente di Cir.
Quest'ultima si era originariamente detta disponibile a intervenire sulla controllata con un contributo fino a 100 milioni, contro i 150 milioni che avevano invece chiesto le banche come impegno minimo. Nel tentativo di imprimere un «deciso avanzamento» alla discussione, oggi è quindi atteso un doppio consulto (uno più ristretto e uno allargato) tra i creditori. I contatti sono proseguiti anche durante il fine settimana, ma difficilmente il quadro sarà definitivo. L'attesa tra le banche è infatti che gli incontri odierni costituiranno il presupposto per ulteriori verifiche da tenersi nel corso della settimana, così da giungere a «piccoli passi» a un accordo. Il tempo a disposizione di Sorgenia tuttavia stringe e, pur tra i differenti umori, tra le banche si continua a paventare la possibilità di procedere a una azione muscolare. La minaccia è di fare scattare una massiccia conversione del debito in azioni (600 milioni). L'operazione, come è accaduto per Risanamento, consegnerebbe alla banche il controllo della società fondata dall'Ingegnere con l'idea di diversificare le attività di Cir-Cofide e poi passata ai figli.