Ultimatum del governo ad Alitalia

Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ieri è stato lapidario: «Il tempo delle risposte da parte dei soci dell'Alitalia è scaduto: ognuno si assuma le proprie rasponsabilità. Non si può pensare di tirare avanti all'infinito». «Il tempo è scaduto» è un'affermazione forte, una sollecitazione a non temporeggiare ancora: detto dal governo, è quasi un ultimatum all'Alitalia. «Abbiamo chiesto l'accelerazione dei tempi - ha detto il ministro -; quel che preoccupa è l'indeterminatezza, perché crea tensione e incertezza».
La situazione è la seguente: oggi (verosimilmente) sarà inviata ad Abu Dhabi la proposta definitiva di Alitalia; nell'arco di qualche giorno, lunedì o martedì prossimi, arriverà la risposta di Etihad. Visto che le richieste più impegnative di questa sono state accettate (così almeno risulta), la situazione non dovrebbe riservare sorprese. Va anche segnalato che l'ad di Alitalia, Gabriele Del Torchio, e il suo omologo di Abu Dhabi, James Hogan, in questi giorni si sono sentiti al telefono. Il fronte italiano ha trovato compattezza soprattutto dopo che le banche hanno accettato di rivedere la propria esposizione nei confronti dell'azienda. Il modello individuato, quello della new e della old company, rimane l'architettura dell'operazione; nella old (l'attuale Alitalia-Cai) resteranno debiti e contenziosi: per questi ultimi si tratta del modo più funzionale per mantenere tale rischio in capo agli attuali soci. Nella new saranno scorporate le attività operative, e quindi flotta, diritti, organizzazione e personale necessario.
uanto alle banche, l'accordo riguarderebbe la rinuncia a un terzo dei crediti, e la trasformazione dei restanti due terzi in capitale (della old company); tra gli strumenti tuttora allo studio, per graduare tale trasformazione, anche il ricorso a un convertendo. Le banche, peraltro, devono trovare un modo dignitoso per far accettare questa operazione dolorosa ai propri azionisti.
La più esposta è Intesa Sanpaolo (che è anche il primo azionista), con circa 280 milioni; Unicredit sarebbe a poco più di 100 milioni, seguono Montepaschi e Popolare di Sondrio. La posizione finanziaria netta di Alitalia è negativa per 951 milioni, 600 dei quali coprono i finanziamenti legati alla flotta (che seguiranno quest'ultima nella new company, come il mutuo segue l'immobile); degli 813 milioni di debito verso le banche, 400 sono a breve e rappresentano l'ammontare oggetto della ristrutturazione. Vanno aggiunti i 165 milioni di finanziamenti concessi dopo l'aumento di capitale, sotto forma di linee di credito: Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno aggiunto, in quella fase, 70 milioni ciascuna, il resto Mps e Popolare di Sondrio. Sciolti i nodi finanziari e ripulita l'Alitalia nella quale Etihad acquisterà una partecipazione di minoranza, arriverà il piano, di cui è già pronta una bozza; in quella fase, e solo in quella, si parlerà di esuberi, questione spinosa sulla quale, però, nell'ultimo periodo si è smorzato il clamore, anche in vista delle elezioni europee. Lupi, ieri, ha detto di augurarsi «che la risposta di Etihad arrivi prima delle elezioni e a quel punto valuteremo anche con i sindacati il piano industriale».