Unicredit fa da sola, il titolo vola +16%

Mustier: «Niente soldi pubblici». Aumento da 13 miliardi e maxi-taglio di 6.400 addetti

Camilla Conti

nostro inviato a Londra

«Il successo del nostro piano non dipende nè dalla situazione politica italiana nè dal futuro del salvataggio del Monte dei Paschi». L'ad di Unicredit, Jean Pierre Mustier, lo ha ripetuto più volte incalzato dalle domande degli analisti e della stampa anglosassone durante la presentazione del nuovo piano strategico del gruppo ieri a Londra. «Self help», è il motto del manager francese che è arrivato a luglio al posto di Federico Ghizzoni e ora vuole andare avanti «con le nostre forze e con lo sviluppo organico». Piazza Affari ci crede: dopo un'iniziale sbandata dovuta all'entità dell'aumento peraltro largamente attesa, il titolo ieri ha chiuso con un +15,9% a 2,81 euro dopo essere finito in asta di volatilità durante la seduta.

Il riassetto di Unicredit da qui ai prossimi tre anni, battezzato «Transform 2019», ruota attorno a tre perni: ricapitalizzazione entro il primo trimestre del prossimo anno, taglio dei costi e un forte miglioramento della qualità del credito erogato aumentando anche il tasso di copertura dei crediti deteriorati. Il primo, base fondamentale del rilancio, è un aumento di capitale fino a 13 miliardi di euro da sottoporre all'approvazione dell'assemblea dei soci convocata per il 12 gennaio in modo da essere completata entro il 30 giugno. L'aumento è interamente garantito da un consorzio di dieci banche internazionali (tra cui anche Mediobanca, di cui Unicredit è azionista, e Jp Morgan entrambe impegnate nella partita su Mps).

Il rafforzamento patrimoniale sarà accompagnato da un drastico taglio dei costi che scenderanno dai 12,5 miliardi del 2015 a quota 10,6 miliardi. Al 2019 il gruppo avrà 87mila dipendenti dai 101mila attuali. Sono previsti ulteriori 6.400 esuberi entro il 2019. La riduzione totale netta dei dipendenti a tempo pieno sale in questo modo a 14mila entro fine piano, con un risparmio dei costi per il personale pari a 1,1 miliardi. In Italia entro il 2019 verranno chiusi 883 sportelli con una riduzione del personale di circa il 21% e un risparmio di 650 milioni. Considerati i 5.600 previsti dal vecchio piano, il conto totale degli esuberi nel nostro Paese ammonta a 9.400 unità nette. Si tratta del 19% della forza lavoro complessiva italiana. Per la Germania gli esuberi totali sono 2.500 (mille nuovi). Anche Mustier si taglierà lo stipendio del 40% a 1,2 milioni, non percepirà bonus annuali per il 2016 e per tutta la durata del piano, e neppure buonuscite nel caso lasci l'incarico. L'unica componente variabile della sua retribuzione è il piano di incentivazione a lungo termine in azioni. Al tempo stesso investirà 2 milioni in azioni Unicredit. Con il rinnovo del 2018 dimagrirà poi il cda: 15 membri dai 17 attuali e un solo vice presidente. Nel 2016, inoltre, non verrà distribuito il dividendo ma per il futuro l'ad ha assicurato un payout compreso tra il 20 e il 50%.

L'obiettivo è massimizzare il valore di banca commerciale «paneuropea con una rete unica in Europa occidentale, centrale e orientale a disposizione dei clienti», ha detto l'ad che a fine anno conta di registrare 4,7 miliardi di utile netto con una crescita dei ricavi media annua dello 0,6%. Per crescere, il gruppo di piazza Gae Aulenti non ha intenzione di fare acquisizioni. Sul fronte delle cessioni, dopo la vendita delle quote di Pekao, Fineco (di cui comunque Mustier vuole mantenere il controllo) e Pioneer, i vertici hanno precisato che la controllata tedesca Hvb resta un asset strategico per cui Unicredit non ha alcun piano per cederla. Idem per l'8,56% detenuto in Mediobanca che «non assorbe capitale» e dunque, ha evidenziato l'ad, «una cessione ai valori attuali avrebbe un impatto negativo».