Unicredit prepara il listone per il cda più snello

A poco più di una settimana dalla chiusura delle liste elettorali (17 aprile il termine) per il consiglio di amministrazione che guiderà Unicredit nei prossimi tre anni, l'ad di Unicredit Federico Ghizzoni sta lavorando con l'ago e il filo della diplomazia per ricucire lo strappo aperto da Cariverona e tessere un solo «listone» tra i grandi soci italo-arabi della banca: il 21 è atteso un passaggio formale in cda, in vista dell'assemblea del 13 marzo.

L'Ente guidato da Paolo Biasi aveva cercato di rompere il blocco facendo sponda sul Fondo Aabar (primo azionista 5%) e BlackRock, ma ora rischia molto a restare da solo con il suo 3,4% visto che sotto 20 posti la governance di Unicredit assegna un solo scranno alle minoranze, peraltro «prenotato» dai fondi di Assogestioni, di cui è attesa la lista. Chi arriva terzo resta a mani vuote. Oggi Unicredit riunisce il cda.

Indipendentemente se l'Ente scaligero si ricongiungerà con la «maggioranza», la conferma di Ghizzoni è scontata, così come la scelta di Unicredit di lasciare solo 17 seggiole intorno al board contro le 19 attuali. Nell'ambito della «dieta», i vicepresidenti scenderebbero da 4 a 2: Fabrizio Palenzona, dominus di Crt e uomo di riferimento delle Fondazioni, e l'«arabo» Luca di Montezemolo, che in futuro potrebbe peraltro diventare presidente tramite una «staffetta» con Giuseppe Vita (anch'egli confermato) e accontentare così Aabar. In sostanza Verona, che oggi esprime il vicepresidente vicario Candido Fois, resterebbe quindi a digiuno, ma non è da escludere che, pur di firmare l'armistizio con Biasi, i vice saranno tre.

Gli sceicchi saranno comunque gli unici a restare con due uomini nel nuovo cda di Unicredit. Crt (2,5%), CariVerona e Carimonte(2,9%) avranno infatti a un solo rappresentante a testa: con ogni probabilità appunto Palenzona, Fois (purché Verona rientri nei ranghi) e forse Vincenzo Calandra Buonaura (che potrebbe essere vicepresidente). Luigi Maramotti potrebbe invece cedere il passo e forse anche Marianna Li Calzi in un'ottica di rotazione traegli enti minori. Il cda scade nel 2018, quando Biasi dovrà aver ceduto un terzo del suo 3,4% per rispettare l'accordo siglato tra l'Acri e il Tesoro. Sui 17 posti disponibili, sei saranno in rosa: confermate Helga Jung, Henryka Bochniarz e Lucrezia Reichlin (indipendente); le new entry sarebbero la docente Paola Vezzani e l'imprenditrice del farmaceutico, Elena Zambon.