Unicredit spinge l'utile, riparte l'Italia

Federico Ghizzoni sorprende gli analisti, portando Unicredit a raddoppiare gli utile nel secondo trimestre: +113,8% a 361 milioni lo score. In parallelo, mentre il Core Tier One si incolla a quota 11,4%, ha restituito in anticipo due miliardi dei prestiti a basso costo ricevuti dalla Bce (i cosiddetti «Ltro»). La Borsa ha risposto con una fiammata (+5%) per poi portare il titolo a +2,1% in chiusura, mentre i broker rifacevano i conti rispetto ai 349 milioni di profitti attesi dal consensus.
È il segnale che il peggio della crisi è alle spalle: nel trimestre il margine operativo lordo è migliorato del 7,5%, complice la sforbiciata ai costi (-1,8%). Il semestre, invece, ha registrato un utile netto di 810 milioni, in calo del 25,2% rispetto al 2012 (+5,7% senza il riacquisto di bond). Ghizzoni guarda così «con fiducia ai prossimi mesi», soprattutto dopo che Piazza Cordusio ha intercettato «i primi segnali di inversione di tendenza» anche in Italia.
La Penisola, con la divisione commerciale, ha cumulato una perdita semestrale di 56 milioni, molto meno dei 375 di un anno prima. Cui si aggiungono la riduzione per il terzo trimestre consecutivo dei prestititi diventati crediti deteriorati (-23,7%) e il picco a fine luglio delle richieste di mutui da parte delle famiglie. «Qualche segnale di ripresa c'è», ha sintetizzato con «moderato ottimismo» Ghizzoni, dicendosi «stupito» dell'andamento del pil e confermando il progresso atteso dello 0,6% atteso nel 2014.
I magazzini del gruppo restano tuttavia ancora bisognosi di una ripulita (+1,5% a 46,2 miliardi i crediti deteriorati netti; +1,3% quelli lordi) per un rapporto di copertura del 44,1%. Così come l'esposizione a Bot e Btp è salita a 48,78 miliardi dai 41 di fine 2012. «Lo dico da mesi, anche da prima dell'attuale governo Letta, e lo ripeto ora che non ci può essere ripresa duratura se non c'è stabilità politica», ha avvertito Ghizzoni. Soprattutto per il mercato del lavoro, a dare una misurazione qualitativa del problema - prosegue il banchiere - sono i 30mila giovani che si sono candidati per ottenere uno dei 500 posti messi a disposizione dalla banca dopo il piano di turn over e i circa 5mila prepensionamenti. Ieri il board ha anche dato l'avvio alla joint venture con Ibm, che subito dopo settembre farà nascere la nuova società globale dei servizi dell'intero gruppo.
Unicredit, che a luglio aveva già completato il 57% del funding plan per l'intero esercizio, promette poi di dare nuove sforbiciate ai prestiti a basso costo concessi da Mario Draghi e, come Intesa Sanpaolo la scorsa settimana, prende posizione per partecipare alla nuova fase del consolidamento del sistema creditizio europeo: «Già nel 2011 avevamo dichiarato la disponibilità a crescere in Polonia, Russia, Repubblica Ceca e Turchia», ha detto Ghizzoni, negando invece un eventuale ritiro dall'Ungheria.
«In ogni caso - ha proseguito - è importante che qualsiasi cosa si faccia, generi capitale fin dal primo giorno», ed evitare gli errori visti nel passato quando molti gruppi hanno strapagato le proprie prede. Sul fronte interno, Unicredit non ha invece ricevuto alcuna richiesta di soccorso da parte dellebanche medie e piccole finite in difficoltà.
Infine, una battuta sul piano di Mediobabanca, di cui Unicredit è il primo socio con l'8,8%: «Eravamo favorevoli e restiamo positivi».