Unicredit spinge verso la Borsa il 30% di Fineco

Unicredit è tentata di quotare la controllata Fineco. Lo sbarco in Borsa di Fineco che è stata una delle pioniere dell'on line in Italia (soprattutto per quanto riguarda le attività di trading), sembra essere uno dei perni del nuovo piano industriale di Piazza Cordusio, che l'amministratore delegato Federico Ghizzoni esporrà martedì 11 marzo, insieme al bilancio 2013. Al momento si tratta di indiscrezioni, che Unicredit non commenta ma l'idea apre comunque quella di realizzare il progetto a medio termine (il piano di Unicredit abbraccia fino al 2018), anche perché l'effettivo dello sbarco di Fineco in Piazza Affari dipenderebbe dall'andamento delle Borse.
Sul listino sembra comunque destinato a finire il 25-30% della controllata di Piazza Cordusio, che conta 900mila clienti e oltre 40 miliardi di euro di asset complessivi. Difficile, però, predeterminare a tavolino il valore dello sbarco, anche perché in Italia non c'è una banca quotata puramente on line come Fineco, che si occupa anche di risparmio gestito. Proprio un modello di business che fa a meno delle filiali, potrebbe però risultare interessante per gli investitori, anche nel percorso di avvicinamento a un futuro prossimo in cui tutte le banche si stanno «alleggerendo» sotto il profilo del numero degli sportelli per cercare di tenere a bada i costi del personale: il contratto di lavoro dei bancari è stato peraltro disdettato dall'Abi ed è attualmente oggetto di una trattativa con i sindacati del settore.
Il percorso di avvicinamento all'asset quality review europea, dovrebbe intanto portare Unicredit a distribuire ai soci (e quindi alle grandi fondazioni azioniste) un dividendo solo in azioni (lo script dividend). Il piano industriale sarà poi l'occasione per sapere l'effettivo destino del progetto sui crediti deteriorati avviato dalla banca insieme ai concorrenti di Intesa Sanpaolo e a Kkr. L'idea si sarebbe infatti scontrato con non poche difficoltà anche dal punto di vista normativo.