Unipol-Fonsai, si spera nei fondi (e in Sator)

In Italia continuano a esserci persone che si illudono che si possa competere in Europa senza interventi di potenziamento delle reti infrastrutturali di accesso all'arco alpino. Interventi, sul territorio italiano, che consentano alle merci prodotte e lavorate nel nostro Paese di raggiungere e superare la barriera naturale delle montagne senza che le nostre imprese siano troppo penalizzate. Questi signori sostengono di voler tutelare l'ambiente nel rispetto della Convenzione delle Alpi, siglata per garantire una politica europea comune in un territorio sensibile e complesso. E per questo gli stessi signori vorrebbero venisse ratificato anche il Protocollo dei trasporti, ovvero il capitolo della convenzione con cui i Paesi alpini si impegnano a ridurre gli effetti negativi e i rischi derivanti dal traffico nelle Alpi. Un protocollo che dopo 10 anni di confronto in Parlamento era stato stralciato e che invece ora torna in discussione, quando ci sarebbe ben altro su cui discutere. Un esempio? Fornire allo Stato una sola garanzia: che qualora si rendesse necessario il potenziamento di un'opera stradale da realizzarsi in territorio italiano, il progetto non debba essere sottoposto alla valutazione preventiva dei Paesi a Nord delle Alpi e che sono oggettivamente, per ragioni di competitività, interessati a rallentare i flussi dei traffici italiani. Ed è fuori luogo, oltre che falso, identificare l'autotrasporto come il «grande nemico» del protocollo: ne fanno fede i numerosi interventi che rappresentanze di interessi economici e delle forze politiche hanno effettuato, e che fino a oggi hanno evitato la sottoscrizione senza ottenere garanzie scritte. Garanzie scritte e atti aggiuntivi che affermino, in modo esplicito, che il Protocollo trasporti non potrà in nessun modo pregiudicare la possibilità di realizzare progetti stradali sul territorio italiano.
*Presidente di Fai Conftrasporto,

vicepresidente di Confcommercio

e consigliere del Cnel