Universal-Emi: ok della Ue al big della musica

Via libera da Bruxelles all'acquisto dell'etichetta Emi da parte di Universal Music Group, major europea dell'industria musicale. Ai sensi del regolamento Ue sulle concentrazioni, la Commissione ha autorizzato la proposta di acquisizione che resta tuttavia «subordinata al trasferimento alla cessione dell'etichetta Parlophone - che ha tra gli artisti anche i Coldplay e David Bowie (nella foto) e di molte altre attività che Emi ha in tutto il mondo». Le cessioni da effettuare sarebbero pari a circa il 10% del fatturato complessivo delle due compagnie e, secondo gli analisti, potrebbero garantire ricavi per 750 milioni di sterline, che consentirebbero alla major californiana di ridurre il debito. L'acquisizione fa anche scendere da quattro a tre il numero delle major musicali mondiali. Secondo la Commissione, la fusione nella sua formula originale avrebbe consentito a Universal di peggiorare significativamente le condizioni di licenza che offre alle piattaforme digitali presso le quali i consumatori comprano la musica. Timori poi fugati in virtù delle condizioni imposte. «La concorrenza nel settore della musica - ha spiegato Joaquin Almunia, commissario Antitrust Ue - è essenziale per consentire ai consumatori di scegliere e per garantire la diversità culturale e l'innovazione». Ma non tutti pensano che le misure proposte saranno sufficienti. «Il via libera della Ue è fonte di preoccupazione e comporta gravi rischi per la concorrenza nel settore musicale». La denuncia è dell'associazione europea delle etichette indipendenti (Impala), secondo cui le condizioni poste da Bruxelles per la fusione delle due società «non sono sufficienti a frenare la forte posizione che Universal avrà sul mercato». Secondo il presidente di Impala, Helen Smith «la decisione presa dall'esecutivo comunitario è contraria al principio della concorrenza e ne pagheranno le conseguenze gli artisti e i consumatori».
La compagnia che è pronta a nascere dalla fusione farebbe riguadagnare alla label di Santa Monica il titolo di prima casa discografica al mondo, strappatole lo scorso anno da Sony/Bmg. Universal ed Emi avevano infatti quote di mercato pari rispettivamente al 28,49% e al 9,05%. Insieme le due major supererebbero quindi il 30,39% della Sony e si lascerebbero abbondantemente dietro Warner che ha il 19,50 per cento.