Uragani in vista: il petrolio corre

da Milano

Dopo le tensioni geopolitiche generate dal braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran per la questione nucleare, ora è l’imminente stagione degli uragani a infiammare di nuovo le quotazioni del petrolio, tornate ieri a New York ben oltre la soglia dei 71 dollari il barile. A soffiare sul fuoco dei prezzi (71,55 dollari la punta massima al Nimex, 70,68 dollari quella del Brent a Londra) hanno contribuito anche le parole delle autorità venezuelane circa possibili tagli alla produzione di greggio da parte dell’Opec. L’eventuale riduzione dell’output, giustificata dalla buona situazione delle scorte, potrebbe essere presa nel vertice che il Cartello terrà a Caracas il prossimo primo giugno. A smuovere i prezzi del greggio sono però state soprattutto le più recenti previsioni del National oceanic and atmospheric administration Usa, secondo cui nei prossimi mesi nel Golfo del Messico si potrebbero formare almeno dieci uragani, di cui quattro in grado di toccare gli Stati Uniti. Il Golfo del Messico è considerato un fattore critico per il mercato perché vi è dislocata gran parte dell’industria petrolifera statunitense. La previsione del centro è peraltro arrivata mentre più del 20% della produzione di petrolio dell’area è sempre bloccata a seguito dei danni causati dagli uragani dell’estate 2005 (in particolare da Katrina e Rita).