Gli Usa corrono meno del previsto

Vista da Eurolandia, la crescita Usa del 2,5% nel primo trimestre sembra l'immagine restituita da un binocolo rovesciato. Là si ridà corpo all'economia grazie a ben 15 mesi consecutivi di sviluppo, anche se i tagli automatici alla spesa causati dal sequester hanno già inflitto qualche unghiata più forte del previsto (gli analisti scommettevano su un +3,2% del Pil); qui, nella terra desertificata dall'austerity, mentre la Bce sembra ormai pronta giovedì prossimo a tagliare i tassi, la Germania spinge in direzione opposta confermando quanto sia buona per tutti la medicina amara del rigore.
Al momento, Stati Uniti ed eurozona paiono due mondi paralleli destinati a non incrociarsi. Ma per sostenere il proprio sviluppo, l'America ha anche bisogno del Vecchio continente. Altrimenti, potrebbero non bastare le massicce dosi di quantitative easing iniettate dalla Federal Reserve. L'andamento dell'economia tra gennaio e marzo racconta che i consumi hanno accelerato del 3,2%, il più alto ritmo degli ultimi due anni, così come gli investimenti residenziali, mentre le spese per la difesa sono crollate dell'11,5% proprio in seguito alle sforbiciate del sequester. «Questi tagli arbitrari e non necessari saranno un vento contrario nei prossimi mesi», ha detto Alan Krueger, il consigliere economico di Barack Obama. Non è solo un problema economico, ma politico. Come si è visto di recente con la proposta di budget presentata al Congresso, le divergenze con i repubblicani sul risanamento dei conti restano profonde.
Inoltre, la crescita inferiore alle attese dell'economia americana potrebbe impattare sulle prossime mosse di Ben Bernanke. Un tale andamento, non del tutto soddisfacente, consiglierebbe di lasciare in campo le misure di allentamento, nonostante si vada allargando il fronte dei governatori della Fed favorevoli a un'exit strategy. Di sicuro, con il tasso di disoccupazione al 7,6%, i tassi resteranno schiacciati a zero. Un rialzo rischierebbe d'altra parte di provocare «un disordinato aggiustamento», come spiega il Financial Stability Oversight Council, nel quale siedono, fra gli altri, il segretario al Tesoro Jack Lew e lo stesso Bernanke.
Il percorso della Fed sembra dunque tracciato. Un po' meno quello della Bce. A meno di una settimana dalla riunione cruciale di Bratislava, le pressioni da parte di Berlino si stanno intensificando. Il portavoce di Angela Merkel ha ieri messo una toppa alle parole di giovedì della Cancelliera, dicendo che non c'era alcuna intenzione di influenzare le decisioni dell'Eurotower. Ma l'impressione di un'indebita ingerenza resta, ed è avvalorata da un rapporto inviato dalla Bundesbank alla Corte Costituzionale tedesca in cui viene ancora una volta messo nel mirino lo scudo anti-spread di Mario Draghi, ritenuto uno strumento che «compromette l'indipendenza della banca centrale». Ed è probabile che da qui a giovedì aumenti il fuoco di sbarramento tedesco contro un calo dei tassi.