Gli Usa corteggiano Marchionne per produrre la Jeep

L'Ohio offre un maxi-incentivo per potenziare la fabbrica mentre l'Italia rimane prigioniera dei «no» di Landini

Negli Usa si fa a gara per convincere questo o quel produttore di auto, europeo o asiatico che sia, a impiantare (o mantenere) uno stabilimento sul proprio territorio. Tra finanziamenti agevolati e sgravi (i cosiddetti «tax credits»: deduzioni fiscali legate all'investimento; o anche prestiti obbligazionari esentasse finalizzati allo sviluppo di unità industriali), i vari Stati cercano di dare linfa all'economia locale e a creare nuova occupazione. Ecco allora l'Ohio farsi avanti con la Fca guidata da Sergio Marchionne affinché realizzi entro i propri confini, e sempre a Toledo, il nuovo impianto destinato a produrre una delle icone del gruppo, la Jeep Wrangler, modello per decenni sfornato in questo stesso Stato. Marchione ha fretta (il nuovo Wrangler è schedulato nel 2017) e le autorità dell'Ohio gli hanno messo sul piatto «un inusuale incentivo», come lo definisce il Wall Street Journal , «che risponde a tutte le preoccupazioni del capo azienda di Fca», aggiunge Bruce Baumhower (Uaw) che rappresenta le maestranze di Toledo.

Negli Usa, in proposito, l'atteggiamento del sindacato va molto in direzione dello sviluppo del territorio e delle nuove opportunità che si presentano. Il contrario di quanto avviene in Italia nel caso della Fiom, dove il suo leader, Maurizio Landini, è uscito con le ossa rotte dalla sfida con Marchionne (la sua linea «contro», se fosse risultata vincente, avrebbe costretto Fca a rivedere i suoi piani nel Paese). E ancora ieri Landini, pur ammettendo, «l'importanza della ripresa di un periodo di investimenti» - i 500 milioni per la fabbricazione di due nuovi motori Alfa Romeo a Termoli e l'assunzione di 50 addetti, in aggiunta agli oltre 1.000 di Melfi - rimane arroccato alle sue idee: «Bisogna ridurre gli orari e aumentare le squadre», per non parlare delle «incognite sulle garanzie che i nuovi prodotti daranno ai livelli occupazionali per adesso e per il futuro», ha ribadito Landini, in tour a Termoli. Ponti d'oro negli Usa (ma anche nel Regno Unito e in Serbia, punti di riferimento al di qua dell'Oceano per il settore) e - fatto salvo di Fim, Uilm, Ugl e Fismic - in Italia, per Fiom e una parte della politica, l'atteggiamento nei confronti del rilancio in corso dell'industria dell'auto nazionale continua a essere paradossalmente quasi di «fastidio». E lettera morta, inoltre, continua a essere il tema di agevolare le imprese italiane nell'export (Fca vuole fare della Penisola un hub produttivo): il discorso era partito all'epoca del governo Monti e non se n'è più parlato. Negli Usa, intanto, il Texas ha vinto il braccio di ferro con la California per ospitare il nuovo sito di Toyota, mentre nel caso di Mercedes la sfida tra New Jersey e Georgia è andata a quest'ultima. Anni fa, invece, l'Indiana aveva prevalso sull'Illinois per quanto riguarda Honda. E nel Sud Carolina per ogni nuovo posto creato ci sono sconti fiscali da 1.500 a 8.000 dollari.

Commenti

killkoms

Sab, 11/04/2015 - 12:15

i comunisti sono i distruttori del lavoro..!

cgf

Dom, 12/04/2015 - 10:31

io aiuto te a costruire e produrre qui, ovviamente non sto regalando nulla, semplicemente investo sul territorio anziché sulla carta straccia sei derivati sottoscritti da ben oltre 500 tra Comuni, Province, la quasi totalità delle Regioni ed anche quattro Comunità montane! Dove è il guadagno per lo stato dell'Ohio a sgravare di tasse FCA? Semplice, viene costruito uno stabilimento, questo impiega e movimenta già da subito, ovviamente, risorse locali le quali andranno via via a crescere anche dopo, vale a dire a produzione partita, con nuove persone che verranno ad abitare qui richiamate dal lavoro, ci saranno nuove case e nuovi servizi ed indotti, tutte cose che portano a maggiori introiti nelle casse di chi ha rinunciato più che investo ad una parte di uova oggi per avere tante galline domani. Nella mentalità di Landini si vorrebbe una grande frittatona oggi e poi arrabbiarsi e reclamare le galline domani.

cgf

Dom, 12/04/2015 - 13:57

Andrebbe ricordato [a Landini e non solo] che chi fa la voce grossa lo fa perché si sente più debole, anche se spesso non lo ammette, ma è realmente così.