Utile Intesa a 1,7 miliardi Stop alle acquisizioni

Ma con l'assegno del Tesoro i profitti semestrali salgono a 5 miliardi. Messina: «No extracedola»

Camilla Conti

Non saranno i soliti fuochi d'artificio ma nemmeno una delusione. Può riassumersi così la reazione a caldo del mercato ai conti semestrali di Intesa Sanpaolo che li ha presentati al mercato dopo il salvataggio delle due ex popolari venete. Il titolo ha prima reagito negativamente alla pubblicazione dei risultati scivolando dello 0,82% con un minimo toccato a 2,88 euro, ma i dettagli presentati dall'ad Carlo Messina hanno contribuito a invertire la rotta in Borsa dove la seduta è stata chiusa con un +0,14% a quota 2,91 euro.

Grazie al contributo pubblico di 3,5 miliardi per l'acquisto delle banche venete, il gruppo ha raggiunto un utile di 5,2 miliardi. Al netto, i profitti si sarebbero attestato a 1,74 miliardi, in linea con il primo semestre dell'anno scorso (1,71 miliardi). E proprio l'operazione «di sistema» che ha evitato il bail in di Pop Vicenza e Veneto Banca è finita sotto ai riflettori degli analisti durante la conferenza telefonica con Messina: l'ad prevede un «impatto neutro nel 2017 e positivo a partire dal 2018. E dopo questa operazione che ha permesso di stabilizzare il sistema bancario italiano non vedo altre acquisizioni». Quanto al fondo Atlante, di cui Intesa è stata con Unicredit il principale sottoscrittore, nel secondo trimestre (chiuso con un utile a 837 milioni rispetto ai 901 milioni del trimestre precedente e dello stesso periodo del 2016) l'investimento è stato nuovamente svalutato. Al 30 giugno sono stati versati 742 milioni, su un impegno totale di 845 milioni. Sono stati svalutati 676 milioni, di cui 188 milioni nel secondo trimestre 2017, 261 milioni nel primo trimestre e 227 nell'ultimo trimestre 2016.

In assenza dell'intervento di Intesa nelle banche venete «le conseguenze di un fallimento dei due istituti avrebbero riguardato non solo il tessuto produttivo di un'area caratterizzata da grande forza ma investito anche l'intera economia del Paese», ha sottolineato l'ad nella nota di commento alla semestrale. «Il nostro intervento - ha aggiunto - ha evitato all'intero sistema bancario di sostenere costi estremamente rilevanti, necessari alla garanzia dei depositi dei clienti delle due banche, stimati in oltre 12 miliardi di euro. E lo Stato italiano non ha dovuto sopportare oneri molto significativi, circa 10 miliardi, per fare fronte alle garanzie pubbliche su obbligazioni emesse dai due gruppi bancari veneti».

Messina ha escluso qualsiasi distribuzione di dividendi straordinari. Ma non intende deludere i soci. I conti del primo giro di boa del 2017 sono in linea con la quota semestrale di dividendo previsto per il 2017 pari a 3,4 miliardi. Confermata dunque, come «priorità strategica la remunerazione degli azionisti in maniera consistente e sostenibile» con una distribuzione di 10 miliardi di dividendi nei quattro anni dell'attuale piano industriale. Positiva anche la gestione dei crediti deteriorati che, negli ultimi 21 mesi, ha visto una riduzione dello stock di oltre 10 miliardi.