Della Valle: "In Rcs serve aria fresca"

"L'aumento di capitale? A breve vedremo sviluppi". Accordo sugli esuberi del Corriere: scendono da 110 a 70

C'è voluta una notte di trattative, ma alla fine è stata raggiunta l'intesa sui tagli ai costi del Corriere della Sera, che porterà risparmi per oltre 20 milioni di euro in quattro anni. Oltre la metà deriverà dai prepensionamenti, 37 nel biennio 2013-2015 e altri 33 nei due anni successivi, mentre 8-12 milioni verranno recuperati intervenendo, si legge nel verbale dell'accordo, «in maniera drastica sul monte ferie arretrate, sulle collaborazioni» nonchè su buoni libro e stage previsti dal contratto integrativo. Questo secondo tavolo dovrebbe chiudersi nel giro di una settimana. Diluire la manovra su quattro anni, invece che sul triennio del piano di Rcs, ha permesso di raggiungere l'accordo tra le posizioni, inizialmente molto distanti, del gruppo editoriale e del comitato di redazione del quotidiano.

L'azienda infatti prevedeva 110 esuberi su 335 giornalisti, con tagli per 32 milioni, mentre la piattaforma votata dai giornalisti del Corriere ipotizzava 45-50 prepensionamenti con risparmi per 12,5 milioni. L'accordo prevede, nell'arco dei due stati di crisi biennali, anche la stabilizzazione di una ventina di contratti a termine e di precari storici. Nel 2015, a fronte di 37 uscite, saranno 8 i giovani giornalisti assunti. I prepensionamenti sono su base volontaria ma non è escluso il ricorso alla cassa integrazione a rotazione o ai contratti di solidarietà per tutti, «nel caso in cui i risultati raggiunti fossero ancora insufficienti rispetto all'obiettivo fissato di 37 uscite». Una volta definita nei dettagli (l'idea è di chiudere entro il prossimo cda di Rcs del 28 aprile) anche la parte dell'intesa che riguarda smaltimento ferie, collaborazioni esterne e integrativo aziendale, l'accordo sarà oggetto di referendum tra i giornalisti del quotidiano, mentre resta ancora da definire il nodo dei periodici.

Il titolo Rcs in Borsa ha guadagnato il 2,64%. Occhi puntati, intanto, su Diego Della Valle, che ha l'8,7% di Rcs ma non fa parte né del cda né del patto di sindacato. In occasione dell'ultimo consiglio l'imprenditore marchigiano ha inviato una lettera ai vertici del gruppo, sollevando la questione della responsabilità degli amministratori sul tema dell'aumento di capitale da 400 milioni e, secondo indiscrezioni, ha denunciato il ruolo delle banche azioniste e allo stesso tempo creditrici della società. Ai giornalisti che lo aspettano fuori dall'assemblea di Tod's per chiedergli la sua posizione sul gruppo editoriale, risponde:«Gli sviluppi li vedrete a breve. Aspettate. Sono argomenti seri che vanno trattati in modo serio. Certi modi di fare, anche lì, come nella politica, appartengono a schemi finiti. Anche lì, c'è bisogno di aria fresca». E confermando le critiche che da tempo muove ai salotti buoni della finanza, aggiunge: «È finito un ciclo e anche in questo contesto bisogna dare spazio ai giovani». Ma alla domanda se intenda partecipare all'aumento di capitale Rcs, il presidente di Tod's non ha risposto.

Commenti

fcf

Sab, 20/04/2013 - 11:38

Della Valle farebbe bene ad essere coerente con sé stesso e invece di finanziare il Corriere dovrebbe finanziare il cronico fallimento del giornaletto comunista l'Unità.