Vegas: "Bail-in pericoloso, va corretto"

Salvare anche i bond fino a 100mila euro. L'Italia "si prepari alla stretta monetaria"

Giuseppe Vegas chiude il suo settennato al timone della Consob guardando al futuro più che al passato. E prima di lasciare la carica, scadrà ufficialmente a dicembre, lancia un avvertimento all'Italia: «Prepariamoci a una stretta monetaria», ha detto ieri presentando la sua ultima relazione annuale davanti alla comunità finanziaria riunita nella sede della Borsa. Mario Draghi potrebbe presto chiudere i rubinetti del quantitative easing e con l'inflazione che «si sta progressivamente riportando in prossimità dell'obiettivo del 2%», il nostro Paese «dovrà prepararsi ad affrontare la nuova situazione che si profila, non potendo più contare sul puntello esterno della leva monetaria», proprio perchè la politica messa in campo dalla Bce «non può e non deve svolgere un ruolo improprio di supplenza».

All'allarme si aggiungono anche un appello e una critica all'Europa, puntando il dito in particolare sulle nuove regole per i salvataggi bancari: «Il primo e provvisorio bilancio di applicazione del bail-in non può dirsi positivo. Le stesse norme che l'Europa si è data per assicurare stabilità si sono rivelate in questo caso un fattore d'instabilità». Secondo il presidente di Consob a livello europeo non si è «tenuto nella dovuta considerazione l'impatto sui piccoli risparmiatori» così come «è stata infelice e poco ponderata la scelta di adottare la nuova disciplina con effetto retroattivo». Per Vegas, dunque, «va corretta quanto prima» introducendo, ad esempio, una soglia di salvaguardia da 100mila euro anche per gli obbligazionisti oltre a quella già esistente per i correntisti. Con il bail-in, ha aggiunto, «è stata modificata con un tratto di penna la natura di strumenti finanziari, come le obbligazioni subordinate, emessi e collocati anni prima. Prodotti a basso rischio, presenti nei portafogli di tanti piccoli risparmiatori, si sono trasformati di colpo in prodotti rischiosi e inadeguati». Ciò non significa voltare le spalle all'Europa, anzi. Un'eventuale uscita dell'Italia dall'euro sarebbe «uno shock per l'intera eurozona» che «ne metterebbe a rischio la sopravvivenza». Il solo annuncio di un ritorno alla valuta nazionale «provocherebbe, da parte degli investitori internazionali, un immediato deflusso di capitali, tale da mettere gravemente a repentaglio la capacità dell'Italia di rifinanziare il terzo debito pubblico del mondo». E tra le proposte di Vegas per affrontare le sfide future, c'è anche quella di semplificare le varie authority della Ue, creando una Consob europea (di cui «Milano sarebbe la sede ideale»).

Sullo sfondo, il bilancio di sette anni ha evidenziato anche come in questo periodo sia cambiato radicalmente il mercato finanziario. Complici l'incertezza e gli scandali, gli italiano «stanno voltando le spalle a Piazza Affari»: la percentuale di ricchezza investita in azioni si è dimezzata dal 2007 al 2016 (dal 10,5 al 5,3%), quella in titoli di Stato si è ridotta (dal 13,4 al 10,8%) mentre i risparmiatori si sono rifugiati in depositi postali e bancari (dal 38,1 al 46,8%). Giù anche le obbligazioni bancarie, scese nel 2016 del 29%. E nel frattempo sta esplodendo il fenomeno del Fintech - la digitalizzazione dell'industria finanziaria - che potrebbe porre problemi drammatici di tenuta del sistema delle banche, «se queste non riusciranno ad adattarvisi rapidamente».

Vegas ieri ha scelto due citazioni per aprire e chiudere la sua ultima relazione da presidente. La prima, è di Euripide: «Nulla deve essere inaspettato, si deve invece sperare ogni cosa». Perchè «viviamo in una fase di incertezza e l'incertezza genera paura» ma «è il momento di costruire il futuro». La seconda, con cui ieri si è chiuso il suo discorso prima di lasciare Palazzo Mezzanotte con il figlio in braccio seguito dalla moglie, è del filosofo Immanuel Kant: «Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me». Come dire: ho sempre operato secondo buona coscienza anche se il cielo della finanza negli ultimi sette anni si sono viste più nuvole tempestose che stelle.