Le vendite all'estero sono cresciute del 9%. E la tendenza continua nel 2013

Brindano all'export le case vinicole italiane. Lo scorso anno, infatti, il fatturato delle principali aziende del settore - secondo l'indagine realizzata da Mediobanca alla vigilia del Vinitaly - ha superato del 17,1% il livello pre-crisi, soprattutto grazie all'incremento record delle vendite all'estero (+28,9% rispetto al 2008). A livello generale, i preconsuntivi 2012 confermano la crescita: +6,9% le vendite totali, +4,5% in Italia e +9,4% Oltreconfine, con un vero boom degli spumanti in Usa e Canada, dove le vendite delle «bollicine» sono cresciute del 26 per cento. Numeri significativi, soprattutto perché indicano un'evoluzione del settore decisamente migliore rispetto a quella della manifattura che ancora non ha recuperato i livelli precrisi. Segnali positivi arrivano anche sul fronte degli investimenti - in ripresa del 10%, dopo la forte flessione del 2011 - e dell'occupazione, aumentata nel 2012 del 2,6%, in contrasto con la flessione (-1,8%) di quella dell'industria in generale.
E anche il 2013 si è aperto nel segno dell'ottimismo: l'87% delle aziende si attende un aumento delle vendite, soprattutto all'estero, dove praticamente tutti prevedono un fatturato in crescita, e uno su tre punta a un incremento del 10% e oltre.
L'Unione europea resta di gran lunga il mercato più importante per l'export vinicolo: assorbe, infatti, il 50,6%, con un incremento a valore del 10,5 per cento. Segue il Nord America (33,2% delle esportazioni), incalzato dai Paesi emergenti: l'insieme Asia e Australia, infatti, ha visto nel 2012 un aumento delle vendite del 26,1 per cento.
Guardando poi ai fatturati, si confermano al vertice della classifica tre gruppi: due emiliano-romagnoli Doc, Cantine Riunite-Giv (514 milioni, +3,2% sul 2011) e la faentina Caviro (283,6 milioni, +14,9%), seguiti dalla divisione vini del colosso Campari (196,4 milioni, +6,1%).
Nella media, la struttura patrimoniale resta solida, con un rapporto tra debiti finanziari e capitale netto inferiore nel 2011 all'unità (88,1%).
A completare il successo del vino italiano manca, però, la quotazione: l'indice mondiale del settore comprende 46 società quotate, ma nessuna italiana.
Peccato, visto il successo borsistico del vino, che surclassa banche e assicurazioni, e non da oggi: dal gennaio 2001 l'indice mondiale del settore è cresciuto del 175%, ben al disopra delle Borse mondiali che hanno segnato un progresso medio del 37 per cento.