Veneto Banca va all'aumento anti-bail in

L'istituto: «Se l'operazione fallisse, possibile dissesto». Messina (Intesa): «Atlante avrà la maggioranza»

Camilla Conti

Tutto è pronto per il varo, oggi, dell'aumento di capitale da un miliardo che eviterà a Veneto Banca di trovarsi «in una situazione di crisi o di dissesto, con conseguente assoggettamento del gruppo a provvedimenti da parte delle competenti Autorità di Vigilanza». Ovvero di far scattare il bail in.

E' scritto nero su bianco nel prospetto dell'operazione che ieri ha ricevuto il via libera dalla Consob. Il 50,1% dell'aumento è già stato assicurato dall'intervento del fondo Atlante. Ma bisogna capire se Piazza Affari resterà un miraggio o se invece gli azionisti del gruppo apriranno il portafoglio per investire almeno 250 milioni necessari a garantire la soglia minima di flottante chiesta da Borsa. Ipotesi «ardita, sebbene non impossibile», l'ha definita l'ad di Intesa Sanpaolo (alla guida del consorzio di garanzia fino al subentro di Atlante), Carlo Messina.

Di certo, il controllo sarà nelle mani del fondo perché «le dimensioni del capitale sono tali per cui non è immaginabile che i soci privati possano raggiungere il 51%», ha sottolineato Messina. Non solo. Nel prospetto informativo si specifica che se all'esito dell'offerta dovessero risultare sottoscritte azioni in misura tale da non consentire al fondo di sottoscrivere una partecipazione pari almeno al 50,1% del capitale, l'accordo di garanzia e sub-garanzia decadrebbe e di conseguenza verrebbe a mancare la copertura dell'aumento chiesto dalla Bce per evitare azioni di Vigilanza. Tuttavia, anche in caso di pieno successo dell'aumento «non si può escludere, in linea di principio, che le misure richieste dalla Bce e realizzate dall'emittente possano successivamente rivelarsi non pienamente efficaci nel tempo, determinando effetti negativi sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria» della banca. Di certo, per chi non partecipa all'aumento la diluizione sarà tra il 94,3% e il 98,8 per cento. La sfida per gli attuali soci è dunque quella di non replicare quanto avvenuto con la Popolare di Vicenza che non è stata ammessa in borsa mentre Atlante si è ritrovata in mano oltre il 99% del capitale. Il direttore generale, Cristiano Carrus, farà partire oggi da Milano il roadshow con la comunità finanziaria per promuovere il piano concordato con la Bce per poi spostarsi la settimana prossima a Londra. Parallelamente si muove a caccia di sottoscrizioni l'associazione «Per Veneto Banca», che rappresenta poco meno dell'8% del capitale. Di tempo non ce ne è molto: la trattazione dei diritti in opzione ai soci si chiuderà il 22 giugno, mentre l'offerta rivolta agli investitori il 24. L'eventuale sbarco in Borsa, invece, è previsto per fine mese. Il range di prezzo è di 0,1 e 0,5 euro ma - come nel caso Vicenza - è scontato che il prezzo definitivo sarà di 10 centesimi, ovvero quello garantito da Atlante.

Tra i rischi, oltre all'esito degli accertamenti ispettivi condotti dalla vigilanza, si sottolineano inoltre quelli relativi ai reclami e contenziosi i cui accantonamenti già effettuati «possano risultare non sufficienti». Le richieste di risarcimento sono già salite a fine marzo a quota 174 milioni, ovvero quasi 30 milioni in più rispetto a fine anno. Il cda ieri ha intanto assunto l'impegno di ridurre su base volontaria il proprio attuale emolumento per un valore del 25 per cento.