Per il vino italiano un 2016 con le bollicine

I ricavi saliti del 6% grazie al traino degli spumanti. Se quotato il settore varrebbe 4 miliardi

In alto i calici: il vino italiano continua a godere di ottima salute. Piacciono all'estero le nostre «spremute» d'uva, ovviamente apprezzate anche all'interno dei nostri confini. Soprattutto nella versione con le bollicine, un gradimento che ha già determinato uno storico sorpasso dello spumante nei confronti dello champagne. Certo, le aziende vitivinicole tricolori non sono paragonabili per dimensione a colossi del settore come la statunitense Constellation Brands (2,3 miliardi di euro i ricavi 2016), o come la divisione champagne di Lvmh (2,2 miliardi), ma ci sono realtà italiane con numeri non marginali. Come le Cantine Riunite-Giv, con 566 milioni di fatturato (+3,6% sul 2015), seguite dalla cooperativa emiliana Caviro, con 304 milioni (+1,1%), e Palazzo Antinori (218 milioni, +4,5%).

Cifre che fanno parte di un'ampia analisi curata dall'Area Studi di Mediobanca, secondo cui lo scorso anno il giro d'affari del comparto è aumentato del 6% sul 2015, trainato dalle vendite sul mercato estero (+6,6%) e su quello domestico (+5,3%), che hanno registrato il miglior risultato dal 2012. Meglio insomma della performance del settore alimentare (+2,9%). Merito soprattutto del crescente successo degli spumanti, che segnano il maggiore sviluppo in termini di fatturato (+13,6%), con la domanda interna (+14,1%) che supera quella oltre confine (+13%). Positivo, ma meno dinamico, il comparto dei vini non spumanti (+4,4% complessivo, con +5,6% all'estero).

Insomma, una vitalità complessiva che trova conferma anche nella recente investitura del distretto del Prosecco, il migliore in Italia per crescita e redditività in base a uno studio di Intesa SanPaolo. E che si riflette nell'espansione degli investimenti materiali (+6,6%), in un leggero incremento dei livelli di occupazione (+0,4%), e in un «respiro» internazionale. Un'azienda come Botter vende all'estero il 96,9% della propria produzione, seguita da Ruffino (93,5%), Fratelli Martini (89,7%) e Zonin (85,8%).

Gli analisti di Mediobanca hanno anche calcolato quanto potrebbero valere le maggiori aziende italiane del vino se decidessero di quotarsi. Il capitale netto delle 90 aziende private ammonta a circa 2,75 miliardi. In base ai multipli di Borsa delle società quotate sui mercati internazionali se ne può, quindi, stimare indicativamente il valore in 4,4 miliardi, con un premio sul valore contabile pari a circa il 60%.

Commenti

accanove

Mar, 11/04/2017 - 09:25

..."tirerà" anche il 6% ma tra stazionamento, richiesta e cerificazione, causa nouvo software, ti ci vogliono ormai 45 giorni per ottenere il certificato del cavallo trainante Prosecco.....siamo sotto festività con le aziende straimpegnate a consegnare...ed arriva il nuovo software ad ostacolare il lavoro. Se non è tempismo amministrativo questo....