Visco: «Serve una bad bank nazionale» Le venete ridanno 441 milioni ai soci

Ma poi il governatore spegne l'allarme sofferenze al Parlamento Ue

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, lancia l'appello da Bruxelles: «Serve una bad bank nazionale. Lo credevo nel 2014 quando l'ho proposto» ma nella discussione «c'è stata la Commissione che ha detto che non era possibile con il sostegno pubblico». In audizione all'Europarlamento, il numero uno di Palazzo Koch ha spiegato che la bad bank «deve avere un disegno europeo ma non oneri distribuiti su tutti» i Paesi.

Il progetto non è nuovo, anzi. A rilanciarlo, nel lontano 2013, era stato anche l'ex premier Romano Prodi con l'idea di creare una sorta Cassa Depositi e Prestiti finalizzata al credito alle imprese, una soluzione per rimodellare il sistema bancario italiano e fare proprio il soggetto referente per le aziende. Una soluzione che, però, era rimasta lettera morta. Sia per le resistenze del Tesoro, allora guidato da Fabrizio Saccomanni, sia per quelle delle singole banche: nessuno voleva fare il primo passo, comunicando al mercato di avere un problema. Poi con il passare degli anni la situazione si è aggravata. E non è un caso se ieri a Bruxelles le domande dei deputati europei si sono concentrate soprattutto sul problema dei «non performing loans» nostrani, la cui portata spaventa per il rischio contagio. Ma Visco circoscrive la questione: «Non si può parlare di una bomba a orologeria per qualcosa che vale meno dell'1% del pil del Paese», visto che il «complesso» ammonta a circa 80 miliardi e «la maggior parte delle sofferenze è detenuta da banche le cui condizioni finanziarie non richiedono di cederle immediatamente sul mercato». Si tratta di «banche grandi, Intesa, Unicredit, Ubi» e altre, e per una parte «più piccola» in quelle «in difficoltà» come Mps e le venete, dove arrivano a 20 miliardi.

E proprio i vertici di Pop Vicenza a Veneto Banca ieri a Padova hanno annunciato che nel piano della nuova banca che nascerà dalla fusione tra le due ex popolari è prevista la cessione del 100% delle sofferenze nel primo anno. Si tratta di circa 9 miliardi cumulati fra i due istituti. Nel frattempo le venete hanno chiuso il capitolo della transazione con i soci e sono pronte a voltare pagina, con gli occhi puntati alla Commissione Ue per il via libera alla ricapitalizzazione preventiva. I cda dei due istituti hanno deliberato la rinuncia alle condizioni sospensive sulla soglia minima (80%) e di procedere quindi ai pagamenti ai soci che hanno rinunciato a controversie legali: Pop Vicenza verserà 192,8 milioni ai 66.770 azionisti aderenti, in possesso del 68,7% delle azioni oggetto dell'offerta di transazione. Veneto Banca pagherà 248,5 milioni ai 54.374 azionisti aderenti, portatori del 67,6% delle azioni coinvolte. In tutto parliamo di 441 milioni di rimborsi. Per la Vicenza restano intanto da capire gli sviluppi dello scontro con Cattolica per il divorzio sulla bancassicurazione. L'ad Farbizio Viola ha detto che il dossier sarà sul tavolo di un cda fissato per domani senza dare anticipazioni sul destino del 9% della compagnia veronese rimasto alla ex popolare dopo il collocamento del 6%. «Le cose migliori si fanno fuori dai tribunali» e «questo è l'auspicio che mi faccio anche per Cattolica», ha aggiunto il banchiere.