Vivendi fa la voce grossa in Telecom

Lo stato maggiore di Vivendi sta per prendere posto nel consiglio di amministrazione di Telecom Italia, di cui è primo azionista con il 20 percento. Parigi, che ieri sera ha sfruttato l'ultima finestra utile per depositare la richiesta di integrare l'ordine del giorno dell'assemblea che il 15 dicembre voterà la conversione delle azioni di risparmio, ha prenotato quattro posti nel board di Telecom contro i tre finora ipotizzati dalle sale operative. Il consiglio di Telecom è quindi destinato a salire, sempre su richiesta dei francesi, dai 13 posti attuali a un totale di 17 (su un massimo di 19 previsti dallo statuto). Di conseguenza il quorum di maggioranza si porterà a nove voti, ma a fare capire la determinazione (e forse le intenzioni) di Vivendi è soprattutto la composizione della «sua» squadra: nel board di Telecom entreranno infatti direttamente l'ad del gruppo francese Arnaud Roy de Puyfontaine, il suo direttore operativo Stephane Roussel, il capo della Finanza Hervé Philippe e, in quota rosa, la manager di Areva Felicité Herzog. Tutti e quattro, se ci sarà l'ok dell'assemblea, resteranno in carica fino alla scadenza dell'intero consiglio e quindi fino all'assemblea per il rinnovo atteso nella primavera del 2017.Quella del gruppo presieduto da Vincent Bollorè, che ha sempre detto di aver investito in Telecom con un'ottica di lungo periodo e che guarda a un accordo con Mediaset per crescere in Italia sul fronte dei contenuti, rappresenta quindi una risposta muscolare alla scalata «industriale» pilotata dal connazionale Xavier Niel, cui fa capo il 15% potenziale di Telecom tra diritti e opzioni, dei quali però il 5% prevede il regolamento in contanti. La Grande armee di Vivendi appare inoltre come un monito all'attuale gestione di Telecom firmata dall'ad Marco Patuano: i primi nove mesi dell'anno evidenziavano ricavi in calo del 6,9% a fronte di 362 milioni di utili. Lo stesso Patuano è peraltro già finito all'angolo sulla conversione delle azioni di risparmio proposta dal board con il pieno appoggio del presidente Giuseppe Recchi. Nella mischia Telecom ha poi preso posto Jp Morgan Chase con il 5,1% che, sebbene sia al servizio del convertendo Telefonica, può essere movimentato fino alla scadenza (luglio 2017). Tra i grandi soci di Telecom, che dopo il tramonto della holding italo-spagnola Telco vede il 35% del capitale in mani francesi si prepara quindi la battaglia. Oggi Puyfontaine potrebbe peraltro tornare in Consob, che ha già passato ai raggi x i derivati di Niel. Anche in considerazione della diluizione legata alla conversione delle risparmio, sia Vivendi (che scenderà attorno al 14%) sia Niel potrebbero decidere di arrotondare, senza però superare la soglia d'Opa (25%).