Vivendi sale al 15,5% di Telecom

Parigi muove per non diluirsi con la conversione delle risparmio e potrebbe comprare ancora. Scatta il titolo (+2,8%)

Vivendi si rafforza in Telecom Italia. Dagli aggiornamenti Consob risulta che il gruppo francese è salito dal 14,9% al 15,486% del capitale della società italiana. Del resto, lo stesso ad di Vivendi, Arnault de Puyfontaine, soltanto pochi giorni fa, non aveva escluso un aumento della partecipazione. Il rafforzamento va visto comunque, secondo alcune fonti, in un'ottica anti-diluitiva a fronte della possibile conversione delle azioni di risparmio in ordinarie del gruppo di tlc, su cui, recentemente, sono corse indiscrezioni. La Borsa comunque approva. Telecom chiude in aumento del 2,8% a 1,13 euro (+2,49% a 0,96 euro la versione risparmio), anche perché, se è vera la lettura anti-diluizione che viene data sul mercato, è molto probabile che l'azionista di controllo si rafforzi ancora con nuovi acquisti.

La notizia dall'aumento, fatto in sintonia con i vertici italiani, secondo gli analisti rappresenta un catalizzatore interessante, nel breve termine, per l'azione Telecom. Il colosso d'Oltralpe, che si considera dunque un investitore di lungo periodo condividendo la visione strategica dell'attuale management del gruppo tlc italiano, aggiunge dunque appeal speculativo al titolo che è visto in rialzo. «Vivendi - ha spiegato un analista che sul titolo mantiene una raccomandazione di outperform - è diventato un investitore stabile e attivo nella società italiana ed è fiducioso di riuscire ad estrarre valore dal suo investimento. Ora attendiamo maggiori dettagli sulla possibile cooperazione tra le due società».

A breve non è prevista comunque la nomina di consiglieri, nel cda di Telecom, che siano espressione di Vivendi anche per l'indisponibilità a dimettersi di quelli già in consiglio. In compenso però potrebbero essere annunciati accordi per la distribuzione di contenuti dato che Vivendi è proprietaria di Canal Plus, una delle maggiori tv a pagamento del vecchio continente. In realtà, è proprio questo il tallone d'Achille dei nuovi soci, molto più interessati alla vendita di contenuti che non allo sviluppo delle infrastrutture di tlc di cui l'Italia ha molto bisogno. Telecom ha diversi dossier aperti e, tra questi, il più importante in questo momento è proprio quello della realizzazione della rete a banda ultralarga. «La situazione su questo fronte è confusa - dice Michela Azzola, sindacalista della Cgil che da anni segue Telecom - il governo pare non abbia ancora una strategia precisa. E anche dell'incontro tra il premier Matteo Renzi e il patron di Vivendi Vincent Bolloré si è saputo poco o niente. Il rischio e che tra qualche anno il Paese potrebbe ritrovarsi senza un gestore italiano di telecomunicazioni». Azzola rappresenta anche l'unica sigla sindacale che non ha firmato l'intesa con Telecom sui 3mila esuberi, evitati con la solidarietà difensiva. «Si è trattato di un ricatto da parte di Telecom al governo - ha spiegato Azzola - che si è rimangiata le 4mila assunzioni promesse perché il governo non gli ha dato la solidarietà espansiva. In realtà, la norma è recentemente approvata, ma prevede sussidi, da parte dello Stato, solo per il 15% dello stipendio del dipendente, troppo poco per Telecom che così si è “inventata“ 3mila esuberi, peraltro non previsti nel piano originale».