Vivendi scopre le carte su Telecom Il nodo della presidenza francese

Possibile un tandem Recchi-de Puyfontaine

Entro questa sera Vivendi deve presentare la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Telecom Italia, di cui è il primo azionista con il 24% circa. I francesi indicheranno una squadra a dieci nomi, dove figureranno l'attuale ad Flavio Cattaneo e il vicepresidente Arnaud de Puyfontaine, che è anche ad di Vivendi.

L'attenzione del mercato è però tutta concentrata sulla partita che deciderà la poltrona di presidente, su cui potrebbe salire lo stesso de Puyfontaine anche se i giochi con l'uscente Giuseppe Recchi restano aperti. Vivendi potrebbe infatti rimandare ogni scelta, confermando nella lista per il nuovo cda di Telecom i nomi di entrambi i top manager; un modo anche per confermare l'apprezzamento per l'operato di Recchi.

In questo caso la parola definitiva sulla governance della società di tlc italiana non sarebbe scritta oggi ma dopo l'assise in agenda il 5 maggio, a valle delle quale il neoeletto cda si riunirà per scegliere ufficialmente il nuovo presidente, pescando al proprio interno.

Molte le variabili da considerare da parte del gruppo francese, che ha chiesto un parere sul controllo di Telecom anche all'Europa: il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha già avvertito che una presidenza in quota Vivendi non passerebbe inosservata anche se molto dipende dall'effettiva distribuzione delle deleghe. Anche Assogestioni, che ha depositato una lista a 5, è stata ascoltata dalla Commissione sul problema.

La partita Telecom-Vivendi si intreccia con la guerra in corso tra Vibendi e Mediaset dopo che il gruppo di Vincent Bolloré ha rigettato l'accordo vincolante per acquisire la pay tv Premium: la società che fa capo a Vincent Bollorè, che ha rastrellato azioni Mediaset fino a diventarne il secondo socio alle spalle di Fininvest, è finta sotto esame da parte dell'Agcom. L'Autorità dovrà decidere se Vivendi, con il controllo incrociato dei due gruppi italiani presenti nel mercato delle comunicazioni elettroniche, viola o meno i limiti di legge. Resta da capire se l'Agcom si pronuncerà entro il 21 aprile (cioè entro i 4 mesi dall'avvio dell'istruttoria), senza chiudere una proroga. Il lavoro degli uffici sarebbe concluso e la discussione dovrebbe iniziare già domani.