"Voglio tutte le deleghe Rcs e un cda molto operativo"

Cairo: "Starò in prima linea". Per diventare ad servono le dimissioni della Cioli o una revoca del consiglio

«Sarò in prima linea, sicuramente quello che voglio fare è avere tutte le deleghe e capire quando esce un euro, perché esce e come». Più chiaro di così non poteva essere, ieri, Urbano Cairo, da poche ore nuovo azionista di controllo del gruppo Rcs. «Adesso entriamo e vediamo» ha aggiunto dopo l'assemblea straordinaria della Cairo Communication. Facendo filtrare però un punto su cui intervenire fin da subito: il taglio dei costi, come fatto a La7. Partendo per esempio dai 55 milioni in bilancio per «consulenze», buttate là, forse non a caso. E i tempi del cambio al vertice saranno brevi perché, a precisa domanda, Cairo risponde: «Ho dato la disponibilità a rinunciare alle vacanze».

Così è iniziata alla Rizzoli l'era Cairo che, dopo il successo della sua offerta, aspetta ora di sapere quante azioni gli arriveranno nei prossimi giorni. Infatti da ieri la cordata concorrente, composta da Andrea Bonomi, Mediobanca, Unipol, Pirelli e Della Valle, non esiste più: la società Imh si scioglie perché non avendo raggiunto il 66,7% del capitale di Rcs, ha rinunciato alla soglia di «riserva», fissata nel 30%. Eliminando ogni dubbio e ogni possibile coda legale.

In altri termini Bonomi, che non aveva azioni, esce dalla partita; mentre gli altri soci mantengono le loro vecchie quote, incrementate pro quota del 2,1% acquistato sul mercato durante l'Opa. Quindi Della Valle sfiorerà l'8%, Mediobanca avrà il 6,8%, Unipol il 5% e Pirelli il 4,8 per cento. Cairo Communication, invece, a seconda di quante azioni Rcs dovrà ritirare in più, si collocherà tra un minimo del 48,8% a un massimo del 61,8% del capitale. Mentre lo stesso Urbano, di conseguenza, avrà da un minimo del 47,9 a un massimo del 52,7% della sua società. Il verdetto arriverà la prossima settimana: già oggi o al più tardi domani Cairo comunicherà i dati finali e scatteranno 5 giorni di Borsa per la «migrazione» dei soci dalla ex Opa Bonomi.

In ogni caso Cairo avrà una maggioranza schiacciante in grado di convocare un'assemblea e revocare l'attuale cda guidato dall'ad Laura Cioli. Che però potrebbe decidere di dimettersi e permettere a Cairo di sostituirla per cooptazione. Un'ipotesi che, essendo cambiato il controllo, non è da escludere: l'ad si fa da parte per permettere ai nuovi soci di fare nuove scelte. In proposito Cairo ha detto che «parleremo con il cda di Rcs e vedremo cosa sarà necessario fare, se prenderò in mano tutte le deleghe per cominciare a operare subito o se questo avverrà successivamente a un'assemblea Rcs convocata per nominare il nuovo consiglio». L'impressione è che tra le due possibilità ce ne sia anche una terza, e cioè quella di una trattativa con la Cioli per la sua buona uscita (ha un mandato triennale), anche perché gli amministratori revocati senza giusta causa possono comunque chiedere i danni.

Per quanto riguarda il futuro cda, posto che l'ad sarà lo stesso Cairo, «non abbiamo ancora pensato a chi entrerà» ha detto l'editore. Aggiungendo però che «c'è da fare un grande lavoro e sarà un consiglio molto operativo». Chi lo conosce si aspetta 3-4 manager molto concreti, piuttosto che un cda di grandi intellettuali. Nessuna rivoluzione, invece, al Corriere, che manterrà il direttore e «la sua linea editoriale».