Volkswagen rischia un nuovo ribaltone Traballa l'ad Müller

Pierluigi BonoraNon c'è solo un socio pesante del Gruppo Volkswagen, il fondo di gestione patrimoniale Ingo Speich della Union Investment, che ha in pancia lo 0,5% delle azioni privilegiate, a chiedere la testa del nuovo ad Matthias Müller. Di fatto, la posizione del successore di Martin Winterkorn parrebbe sempre più traballante e le voci di una sua possibile «resa» sono all'ordine del giorno nelle sale operative. Tant'è che già si fanno i nomi di chi potrebbe arrivare al suo posto: Carl-Peter Forster (ex Bmw, Gm e Tata Motors), Wolfgang Reitzle (ex Bmw e Ford) e Karl-Friedrich Stracke (ex Magna Steyr e Opel). Tutti manager esterni al gruppo, dunque, proprio per dare il via a un vero nuovo corso.Non che Müller sia rimasto finora con le mani in mano, anzi. Ma la sensazione percepita negli ambienti finanziari è che, al di là dei piani, dei mea culpa, delle rassicurazioni e dei tagli annunciati, a regnare è la massima confusione. «E se a questo - precisa un osservatore - dovesse aggiungersi qualche sorpresa per quanto riguarda le motorizzazioni Porsche, di cui Müller è stato l'ad fino a poco tempo, il suo destino sarebbe subito segnato». Insomma, a Wolfsburg, per colpa del «Volkswagengate», da qui a Natale può succedere di tutto. «E se ci sarà un nuovo ribaltone - aggiunge l'esperto - si preannuncia una sorta di tabula rasa, proprio per ridare credibilità al gruppo. Allo stato attuale, per il caos dominante, insieme alle inchieste interne e trasversali, ai mastodontici richiami e conseguenti interventi tecnici, alle numerose class action in atto e ai forti malumori degli azionisti, la leadership di Müller e la solidità dell'azienda sono messi a dura prova».Da parte sua, l'ad del Gruppo Volkswagen ha ingaggiato nelle scorse settimane, con il ruolo di responsabile delle strategie, un manager esperto in ristrutturazioni, Thomas Sedran, già di AlixPartners, impegnato in passato nell'operazione di salvataggio di General Motors.Müller, inoltre, deve ancora confrontarsi con il vero impatto nelle vendite dello scandalo sulle emissioni truccate. Un primo segnale è arrivato con i dati globali di ottobre (-5,3%) e se la situazione dovesse peggiorare, di mezzo - come sostengono in Germania - ci potrebbero andare le aziende della componentistica legate al gruppo dove lavorano circa 100mila persone. Nel sindacato Ig Metall c'è chi ha già alzato le antenne. «La posizione di Müller la ritengo salda solo per il 50% - commenta un analista - e chi arrivasse dopo di lui, come prima azione potrebbe vendere Man e Scania. Ai camion il gruppo può sicuramente fare e meno».Il numero uno di Audi Group, Rupert Stadler, ha intanto inviato ai «colleghi» di Ducati, Lamborghini e Italdesign Giugiaro, una lettera scritta in italiano e firmata di suo pugno, nella quale rassicura la forza lavoro sulla non fondatezza delle voci di cessione delle tre società. «Siamo orgogliosi di tutti voi - si legge, tra l'altro - i membri italiani della nostra famiglia. Siete migliorati e continuate a migliorare anno dopo anno. Tutto questo è merito vostro. Vogliamo che questa storia di successo continui. Il dieselgate è la prova più dura che il Gruppo Volkswagen abbia mai dovuto affrontare».